I genitori di spalle con la piccola in una immagine che risale ad alcuni anni fa
I genitori di spalle con la piccola in una immagine che risale ad alcuni anni fa

Rovigo, 20 settembre 2018 - «Siamo soddisfatti dopo 10 anni di poter continuare a curare come si deve nostra figlia e di poter acquistare una casa adatta alle sue esigenze», sono le parole di Davide Gavazzeni – che oggi vive a Ravenna con la famiglia – dopo aver ottenuto il risarcimento da 4 milioni e 693 mila euro per la figlia nata tetraplegica e ipovedente il 3 dicembre del 2008 all’ospedale di Rovigo. L’azienda sanitaria e le due ginecologhe Dina Paola Cisotto e Cristina Dibello sono responsabili in egual misura delle gravissime lesioni all’integrità fisica delle quali è affetta la piccola. Questo ha deciso ieri il giudice Pierangela Congiu del tribunale di Rovigo, sezione civile. C’è anche un risarcimento per la madre, Benedetta Carminati, da 402 mila euro.

La sentenza potrà essere appellata dai soccombenti ma questa, di primo grado, è immediatamente esecutiva. Quindi i genitori della bambina potranno passare all’incasso dalle assicurazioni dell’azienda sanitaria veneta. Contento il legale della famiglia Gavazzeni, Mario Cicchetti del foro di Rieti, anche se aveva chiesto un risarcimento di 30 milioni di euro più che altro per tenere alta la tensione su di una vicenda drammatica: «Soddisfazione massima, questa difesa ritiene che non ci siano i presupposti minimi per appellare questa pronuncia. Io non prenderò una lira da questa vicenda, è una soddisfazione umana prima e professionale dopo».

Dopo 10 anni di viaggi dal Lazio al Veneto a Cicchetti arriva solo il rimborso spese di 61 mila euro che otterrà dai condannati. «Attendiamo di studiare la sentenza per decidere il da farsi, cioè se eventualmente ricorrere», ha dichiarato il direttore generale dell’Ulss 5, Fernando Antonio Compostella.

I soldi serviranno alla famiglia, residente a Ravenna, per pagare l’assistenza 24 ore su 24 e ad assicurare una vita più dignitosa ad un essere umano condannato a sofferenze inimmaginabili ancor prima che vedesse la luce. Questi quasi dieci anni di vita la bambina li ha passati dentro e fuori dagli ospedali dove è stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici, è in continuo stato di tensione muscolare. I dottori sono costretti ad aprire, tagliare i tendini e richiudere. Un vero e proprio incubo iniziato alle dieci del mattino del 2 dicembre del 2008. La madre avrebbe dovuto partorire soltanto tre giorni dopo. Sono arrivate le doglie e il marito, Davide Gavazzeni, l’ha portata all’ospedale di Rovigo. Ciò che è successo da quel momento in poi, fino alla nascita della bambina, è stato l’oggetto dei processi civili e penali.

Secondo l’accusa, la donna avrebbe dovuto essere sottposta al taglio cesareo. Cosa che sarebbe stata consigliata anche dalla diabetologa che l’aveva in cura. Il tracciato cardiotocografico, che consente di registrare la frequenza cardiaca fetale, secondo la procura mostrava sofferenza. Nessuno ha deciso per il cesareo fino quasi a mezzanotte del 2 dicembre. La bambina è venuta alla luce poco dopo la mezzanotte con una diagnosi impietosa e una condanna a vita: la piccola è totalmente invalida.

Il primo grado del processo penale per lesioni colpose si era concluso a gennaio del 2016 a Rovigo con l’assoluzione delle due ginecologhe imputate. L’appello era stato proposto sia dalla procura di Rovigo, sia dall’avvocato Cicchetti. La Corte d’Appello di Venezia il 15 marzo scorso ha ribaltato il giudizio ritenendo le ginecologhe Cisotto e Dibello responsabili delle lesioni colpose ma la loro fedina penale è rimasta pulita perché il reato era prescritto, i fatti ormai risalivano ad oltre nove anni prima. La Corte d’Appello però aveva condannato loro due e l’azienda a risarcire i danni alla alla piccola, da liquidare in sede civile. E il pronunciamento c’è stato ieri, a Rovigo.