Carcere
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Rovigo, 3 dicembre 2019 - «Abbiamo già avuto in paio di incontri in Prefettura e la situazione è sotto controllo». E’ lo stesso sindaco di Rovigo, Edoardo Gaffeo, a confermare che nel carcere di Rovigo arriveranno cento detenuti per mafia, nell’ambito di un pacchetto veneto che ne porterà anche duecento nel carcere di Vicenza. Allo stato dei fatti, un centinaio sono già arrivati a Vicenza e una sessantina a Rovigo, ma nel giro di poche settimane tutti i posti di alta sicurezza delle due carceri saranno occupati da condannati per 416 bis, cioè associazione a delinquere di stampo mafioso.

Le rassicurazioni del sindaco però non possono ridimensionare l’esistenza di un caso che presenta implicazioni politiche, sociali e di organizzazione carceraria. Il problema è che sono arrivate in Veneto notizie circa l’arrivo di alcuni famigliari dei detenuti e quindi c’è preoccupazione in un regione dove si sono verificati casi di infiltrazioni mafiose col dubbio che adesso manchino uomini e mezzi per contrastare questo tipo di criminalità.

E la domanda che circola anche a Rovigo è perché si sia deciso di dirottare in Veneto un così elevato numero di condannati per mafia, e quali iniziative si intendano attuare per controllare che non s’infiltrino nel tessuto economico. Di questo stato d’animo si è fatta portavoce la senatrice della Lega, Erika Stefani, che ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia, pensando a un’azione comune tra tutti i soggetti interessati per non sottovalutare le conseguenze che potrebbe avere l’arrivo in Veneto di un così elevato numero di condannati per mafia, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita.

«Con l’interrogazione – sottolinea la senatrice Stefani – chiedo quali iniziative il ministero intenda mettere in atto per garantire la sicurezza del territorio ed evitare contatti tra l’interno e l’esterno del carcere. Quello mafioso è un reato frutto di relazioni, da qui nasce l’associazione a delinquere». Che l’arrivo dei cento detenuti ‘scomodi’ crei preoccupazione è comprensibile, ma bisogna non sconfinare nell’allarmismo. Ne è convinto Giuseppe D’Alba dell’associazione ’Libera’ ed ex coordinatore.

«Questi – sostiene – sono condannati che stanno scontando la pena e che la scontino a Roma, Palermo o Rovigo poco cambia. Personalmente vedo il carcere come una possibilità di recupero, qualcuno pensa a ripercussioni sul territorio per la presenza dei parenti, ma abbiano gli anticorpi per gestire la situazione e quindi non serve creare allarmismo». Il sindaco Gaffeo, su questa falsariga, non vede problemi di convivenza per la comunità locale. «Non credo che ci saranno – commenta – é chiaro però che occorre tenere alta l’attenzione e faremo tutto quello che serve per monitorare la situazione, ma non mi aspetto che ci siano sconvolgimenti».

Ma a livello di organizzazione carceraria siamo pronti a ricevere a Rovigo questo tipo di criminalità? Bastano più agenti o serve anche un’attività di intelligence sul territorio? L’Ussp, sindacato degli agenti di polizia penitenziaria ha messo subito le mani avanti. «Gli arrivi – afferma Leonardo Angiulli, segretario regionale del sindacato – necessitano di un potenziamento di personale . Numeri e carenze – osserva – che si assommano. Ora al caso Vicenza si aggiunge anche quello di Rovigo». Insomma, mentre si sta completando il trasferimento dei detenuti, il piatto piange anche nel carcere rodigino. Si poteva evitare questo ‘carico’ non desiderato per la città? «La Polizia sa fare il proprio lavoro – conclude il sindaco Gaffeo – se hanno fatto una valutazione di questo genere vuol dire che con risorse aggiuntive ci sarà la possibilità di gestire in sicurezza la nuova situazione carceraria».