Roberto Lo Coco e. Giulia Lazzari
Roberto Lo Coco e. Giulia Lazzari
Roberto Lo Coco era ben consapevole di ciò che stava facendo, ha avuto il tempo per tornare sui propri passi e non l’ha fatto. Questa è la convinzione della Corte d’Assise presieduta dal giudice Angelo Risi che il 15 gennaio scorso ha condannato all’ergastolo l’uomo che ha strangolato la sua giovane moglie ad Adria l’8 ottobre 2019. Ieri mattina le motivazioni della sentenza sono state depositate in tribunale a Rovigo, ora la difesa potrà leggerle e decidere se impugnare il provvedimento in Corte d’Appello a Venezia per il secondo grado di giudizio. Giulia Lazzari aveva 23 anni, faceva la cameriera e aveva...

Roberto Lo Coco era ben consapevole di ciò che stava facendo, ha avuto il tempo per tornare sui propri passi e non l’ha fatto. Questa è la convinzione della Corte d’Assise presieduta dal giudice Angelo Risi che il 15 gennaio scorso ha condannato all’ergastolo l’uomo che ha strangolato la sua giovane moglie ad Adria l’8 ottobre 2019. Ieri mattina le motivazioni della sentenza sono state depositate in tribunale a Rovigo, ora la difesa potrà leggerle e decidere se impugnare il provvedimento in Corte d’Appello a Venezia per il secondo grado di giudizio. Giulia Lazzari aveva 23 anni, faceva la cameriera e aveva deciso di lasciare il marito che aveva 5 anni più di lei. Ha perso la vita dopo 9 giorni di ricovero in terapia intensiva all’ospedale di Rovigo. Un’agonia che ha tenuto i parenti appesi al filo della speranza, inutilmente. "La tossicodipendenza del Lo Coco non ha varcato la soglia della intossicazione cronica e tale condizione di dipendenza da sola non può essere accreditata come unica ed automatica causa per il riconoscimento dell’attenuante — si legge nella sentenza —. La confessione resa nella immediatezza altro non è stato che l’inevitabile ammissione di una responsabilità palese e conclamata come tale non sintomatica di una qualche forma di resipiscenza e, fra l’altro, neppure sincera, perché accompagnata dalla negazione di un fatto - la presenza in casa della figlia - oramai conclamato". L’omicidio, si legge nel provvedimento, "è stato commesso per gelosia ben riassunta nella frase: ‘Se non ti avrò io… non ti avrà nessun altro’ frutto di un mal inteso e distorto senso di possesso. Il Lo Coco ha assassinato la moglie mentre la figlia era all’interno dell’abitazione aggredendo la vittima all’improvviso e senza lasciarle scampo neppure quando questa aveva perso i sensi. Lo strangolamento è avvenuto a mani nude e si è protratto per la durata di un intervallo non modesto, circa cinque minuti, un tempo lunghissimo nel corso del quale avrebbe potuto recedere. Egli ha invece liberamente scelto di portare la sua condotta alle estreme conseguenze . Constatato che Giulia Lazzari aveva cessato di respirare anziché porre in essere una qualunque manovra rianimatoria ha trascinato il suo corpo deponendolo sulle scale dell’abitazione per poi inscenare uno dei tanti tentativi di suicidio di cui i prossimi congiunti hanno ampliamente parlato". C’è una lettera, scritta da Lo Coco, contenente disposizioni post mortem, che fa parte degli atti del processo. "La Corte non l’ha ritenuta sufficiente ad integrare l’aggravante della premeditazione ma è fuor di dubbio che in essa Lo Coco descrive il proprio suicidio dando per scontato che Giulia Lazzari sia già deceduta mentre è un dato acquisito che la missiva sia stata rinvenuta quando la medesima - ancora viva - era stata appena ricoverata. Nella sua mente quindi il suicidio doveva seguire alla morte della moglie come unico modo ‘per restare’ insieme e ne deriva che l’ideazione della morte di Giulia Lazzari era già stata dal Lo Coco prevista ed accettata anche se non è dato sapere da quanto".

Tommaso Moretto