Uno slalom tra i cassonetti attaccati al muro, marciapiedi sconnessi, gradini. Non è una città per non vedenti e l’hanno toccato con mano ieri mattina un gruppo di volontari che hanno sperimentato, sotto gli occhi incuriositi dei passani, cosa vuol dire imbattersi nelle barriere architettoniche. L’iniziativa è stata proposta per il centenario della fondazione della sezione rodigina dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti ha organizzato una passeggiata per la città "al buio". La consigliera Valentina Borella e una socia hanno accompagnato quattro volontari...

Uno slalom tra i cassonetti attaccati al muro, marciapiedi sconnessi, gradini. Non è una città per non vedenti e l’hanno toccato con mano ieri mattina un gruppo di volontari che hanno sperimentato, sotto gli occhi incuriositi dei passani, cosa vuol dire imbattersi nelle barriere architettoniche. L’iniziativa è stata proposta per il centenario della fondazione della sezione rodigina dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti ha organizzato una passeggiata per la città "al buio". La consigliera Valentina Borella e una socia hanno accompagnato quattro volontari che fanno il servizio civile all’Uici dalla sede, in via Pascoli, fino alla piazzetta Annonaria. Con il bastoncino ed una benda sugli occhi hanno sperimentato alcune delle difficoltà che una persona cieca deve affrontare quotidianamente nella nostra città. In poche centinaia di metri i ragazzi hanno rischiato più volte di cadere, incontrando buche, marciapiedi dissestati, escrementi di animali e biciclette impropriamente appoggiate. Un grave problema è rappresentato anche dagli altri utenti delle strada, che spesso non prestano attenzione alle persone non vedenti. Borella ha spiegato l’importanza del bastone, come forma di "prolungamento" della persona. "In tutto il mondo – spiega Borella – il bastone a punta rossa segnala che la persona è cieca o ipovedente. Se il bastone è colorato anche nella fascia centrale significa che la persona è sordo ed anche cieca. Tutti pensano che sia uno strumento solo per non vedenti, ma in realtà indica anche l’ipovisione. Nel centenario del nostro ente, organismo riconosciuto dallo Stato, vorremmo che la società imparasse a rispettare queste persone. Stiamo insegnando ai nostri volontari che fanno il servizio civile come accompagnare un cieco o un ipovedente. Si parte affiancando una persona nei dislivelli o per scendere le scale, per poi arrivare a renderla il più possibile autonoma. Può sembrare banale, ma persino prendere un caffè al bar non è facile se non si ha la vista". Dopo la passeggiata bendati, i volontari hanno sperimentato un "pranzo al buio", provando a mangiare senza vedere, per poi seguire un corso sulle tecniche per affiancare un cieco. "Durante la passeggiata – prosegue la consigliera – abbiamo spiegato ai volontari bendati come scendere le scale e altri aspetti importanti, come quello di non lasciare mai solo una persona non vedente. Viviamo in una società che ha un deficit di attenzione – sottolinea –. Alcune persone maleducate provocano gravi danni ai non vedenti quando camminano per la città. Il bastone è come lo stop, è un reato non fermarsi ma nessuno alla fine lo sa. Strettoie, buche, barriere architettoniche. In questa città c’è molto da fare affinché le decine di residenti ciechi e ipovedenti possano muoversi autonomamente per la città e in sicurezza".

Giacomo Capovilla