Un bimbo di 2 anni ha contratto il coronavirus (Foto Donzelli)
Un bimbo di 2 anni ha contratto il coronavirus (Foto Donzelli)

Rovigo, 31 marzo 2020 - Ci sono un bambino che non ha ancora compiuto 2 anni e un’infermiera che lavorava in urologia tra gli 8 nuovi contagi da Coronavirus diffusi ieri dall’azienda sanitaria. Si tratta di persone che avevano eseguito il tampone nei giorni scorsi. Il direttore generale dell’Usl5, Fernando Antonio Compostella, ha spiegato: "Il bambino non è venuto a contatto con un caso in famiglia ma con qualcuno che è transitato per la sua famiglia. A dimostrazione di come anche quella che era l’età pediatrica che si riteneva meno a rischio può essere interessata dal virus. Il bambino sta bene. Aveva la febbre".

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L’infermiera ha 48 anni invece "è in isolamento dal 26 quando c’erano stati i primi riscontri di casi positivi tra i pazienti in urologia — ha detto Compostella —. È il sesto operatore della nostra azienda che risulta positivo". Uno a Trecenta (riabilitazione), 5 a Rovigo di cui 3 che lavoravano in urologia e 2 dei quali non è stato comunicato il reparto dall’Usl. Gli altri 6 casi degli 8 nuovi positivi di cui Compostella ha parlato ieri sono un 35 enne del Medio Polesine che era venuto a contatto con una persona positiva; una donna di 52 anni di Rovigo che era venuta in contatto in ambito familiare con una persona positiva; un 29 enne del Medio Polesine che era stato a contatto con un caso positivo ad una cena; una signora di 69 anni che lavora in una struttura sanitaria della provincia di Verona e un donna di 47 anni che opera in un ospedale del Veronese ed ha eseguito il tampone sul luogo di lavoro ma l’Usl ha avuto il riscontro della positività l’altro giorno. Queste 5 persone sono in isolamento domiciliare perché stanno tutto sommato bene. Invece una donna di 73 anni che rientrava da un Paese estero domenica è stata ricoverata in malattie infettive.

Compostella ieri ha voluto esternare una riflessione sull’isolamento domiciliare partendo proprio dai nuovi casi, alcuni dei quali contagiati proprio da familiari o conviventi in isolamento. "Qualcosa non ha funzionato. L’isolamento domiciliare è una cosa che deve essere presa seriamente. Comprendo le difficoltà in una abitazione di 80-100 metri quadri non è facile — ha detto il direttore generale —. Ma gli isolati devono passare la giornata in una stanza separata dal resto della famiglia, la biancheria deve essere diversa, parlo in particolare degli asciugamani. Mangiare in tempi separati. Bisogna avere questo spirito di sacrificio perché altrimenti anche altre persone della famiglia possono contrarre il virus".

Per quanto riguarda i ricoverati negli ospedali il totale è di 37 di cui 13 nell’area di pneumologia e al settimo piano dell’ospedale di Rovigo, 2 in malattie infettive, gli altri al San Luca di Trecenta, 13 nell’area Covid e 9 in terapia intensiva. Entro 2 o 3 giorni tutti i ricoverati di Rovigo verranno trasferiti o nell’area semi intensiva o nell’area Covid del San Luca che dovrebbe diventare questa settimana ospedale solo Covid. "La situazione a livello veneto e polesano mostra una curva che ha rallentato la sua crescita e sta ‘stondando’ speriamo verso un plateau ma siamo in situazione di grande allerta. Siamo ancora in alta marea — ha concluso —. Stiamo cercando di chiudere il virus in una stanza. Abbiamo chiesto a tutti di rispettare delle norme dal punto di vista delle distanze di sicurezza. Non dobbiamo pensare di aver valicato il guado, siamo ancora nella fase dell’alta marea. Ma se noi quella stanza la apriamo il virus scappa fuori e riprendiamo con un’impennata dei contagi".