I pezzi dei calcinacci e il marciapiede transennato
I pezzi dei calcinacci e il marciapiede transennato

Rovigo, 2 luglio 2020 - Un intero marciapiede in via Miani transennato dunque impraticabile. Ieri mattina i vigili del fuoco sono intervenuti alle 8,30 per il distaccamento di intonaco e di parti del cornicione delle ex scuole elementari delle suore. Un edificio ristrutturato ma vuoto da almeno una dozzina di anni. I pompieri arrivati sul posto si sono resi conto che era pericolante il cornicione di tutta la facciata e anche quello del palazzo adiacente, la vecchia pensione di Miani, chiusa e abbandonata da almeno 30 anni, proprietà di un signore che vive fuori Regione e che in tutto questo tempo non sembra si sia mai interessato di riqualificare l’immobile.

Prima che arrivassero i vigili un anziano, poco dopo le 8, stava passeggiando puntellandosi con l’ombrello tenuto con la mano destra, radente il muro. È stato fortunato a passare dopo che l’intonaco con i pezzi di cemento era già finito sul marciapiede. Se lo avesse colpito in testa sarebbe stata una tragedia. L’intervento dei pompieri è durato circa un’ora e mezza ma il marciapiede è ancora inagibile e per sicurezza, è appunto transennato. Essendo vuoti gli immobili il pericolo è solo per chi ci cammina a fianco. Stiamo parlando di una delle vie più centrali della città, appena fuori dalle vecchie mura che avevano in porta San Bortolo uno degli accessi.

Questi sono due palazzi di proprietà privata, uno dei quali della Fondazione Don Bosco, che possiede anche il Don Bosco di viale Marconi e il Sacro Cuore dove ospita la scuola e l’asilo privato Sichirollo. Ma i crolli non risparmiano gli edifici pubblici. Il 21 maggio scorso cadevano vetri dalle finestre ai piani alti del Genio Civile, palazzo della Regione sul Corso del Popolo. E non era la prima volta. Un’altro luogo abbandonato, casa dei piccioni che entrano anche da pertugi microscopici. Nell’aprile del 2019 a crollare erano i pezzetti di intonaco del campanile del municipio in piazza Vittorio Emanuele II. Ma sono solo alcuni di tanti casi perché ovviamente le manutenzioni degli edifici vecchi costano e mentre la città si è allargata in periferia e nelle frazioni il degrado all’interno del tessuto consolidato aumenta perché gli investimenti vanno laddove il rapporto tra il costo di costruire ed i prezzi di vendita è migliore per l’impresa, cioè sul terreno libero. Anche per questo motivo è sempre più d’attualità il dibattito fra chi vuole consentire e chi vuole vietare l’allargamento della città. Nelle scorse settimane è stato Paolo Ghiotti, imprenditore di Trecenta, presidente regionale degli edili, che ha insistito sulla necessità di smettere di consumare nuovo suolo affinché diventi obbligatorio concentrarsi sui progetti di demolizione e ricostruzione o di riqualificazione dell’esistente.