Da sinistra Vittorio Ceccato e Angelo Bertucci
Da sinistra Vittorio Ceccato e Angelo Bertucci
di Agnese Casoni ROVIGO Sono più di 4mila le firme raccolte dal Confesercenti, a poche ore dal lancio della petizione in cui chiede al Governo il supporto economico e la ripartenza delle aziende di tutta Italia. "Purtroppo il nuovo Governo non ha attuato un cambio di passo rispetto a quello precedente - ha commentato Vittorio Ceccato, presidente locale -. Sono ancora le stesse figure a decidere le chiusure e le aperture delle attività. Per questo motivo sul nostro sito abbiamo lanciato una petizione e manderemo una lettera al presidente Repubblica perché si faccia garante con le istituzioni per...

di Agnese Casoni

ROVIGO

Sono più di 4mila le firme raccolte dal Confesercenti, a poche ore dal lancio della petizione in cui chiede al Governo il supporto economico e la ripartenza delle aziende di tutta Italia. "Purtroppo il nuovo Governo non ha attuato un cambio di passo rispetto a quello precedente - ha commentato Vittorio Ceccato, presidente locale -. Sono ancora le stesse figure a decidere le chiusure e le aperture delle attività. Per questo motivo sul nostro sito abbiamo lanciato una petizione e manderemo una lettera al presidente Repubblica perché si faccia garante con le istituzioni per aiutarci a ottenere ciò che noi, in più di un anno, non siamo riusciti a fare".

La situazione ormai è preoccupante, secondo l’associazione, e le manifestazioni di questi giorni sono lo specchio di un malessere incontenibile. "Pur condannando quanto visto a Roma, comprendiamo che certi atteggiamentisono il segnale inequivocabile che il disagio è troppo grande e ha bisogno di essere ascoltato - prosegue Ceccato -. Non c’è correlazione tra contagi e aperture. La situazione é peggiorata nonostante le attività siano state sospese e non sono mai stati dimostrati casi conclamati legati ad esse".

La petizione è accompagnata da alcune proposte per dare sostegno alle imprese, tra cui ristori adeguati e soprattutto garantiti, proposte sulla fiscalità, sul credito alle imprese ma soprattutto proposte legate alle riaperture. "Ad esempio per la ristorazione in zona gialla, concedere la somministrazione fino alle 22 - ha spiegato Ceccato - stessa cosa per i bar, con la somministrazione fino alle 20".

Regole analoghe sono state richieste anche per la zona arancione, seppure in forma più ridotta. "Non è la chiusura che fa la differenza - ha spiegato -, gli assembramenti accadono in qualsiasi altro luogo, come ad esempio lungo le piste ciclabili, dove la gente si riversa in alternativa a negozi e locali".

Alla petizione si è unita anche l’Associazione nazionale venditori ambulanti che a sua volta presenterà una lettera al Prefetto della città. "Nelle zone rosse i mercati sono fermi da mesi, ma anche dove è possibile lavorare molte attività sono in difficoltà a causa della mancanza di frequentazioni - ha spiegato Angelo Bertucci, presidente provinciale -. Il continuo apri e chiudi, i ristori decisamente inadeguati, hanno generato malcontento, e i fatti di questi giorni ne sono la testimonianza".

Durante il primo anno di pandemia le attività hanno ottenuto una media di circa 3.700 euro, a fronte di perdite e costi decisamente superiori. "Nel nostro comparto c’è obbligo di regolarità contributiva - ha spiegato Bertucci -, con un minimo di 4mila euro di Inps annui da versare. Per ottenere il rinnovo dell’autorizzazione è obbligatorio essere in regola, altrimenti la licenza viene revocata". I ristori ottenuti, quindi, non sono sufficienti nemmeno a pagare le tasse. "Chiediamo urgentemente la riapertura del comparto e la garanzia di ristori veri ed immediati, almeno finché la situazione non sarà più stabile".