Il lavoro della polizia postale
Il lavoro della polizia postale

Rovigo, 20 febbraio 2021 - Minacce , pedopornografia, ricatti e intimidazioni con profili Instagram falsi. Sono stati denunciati quattro minorenni in Polesine. La denuncia è stata formalizzata dal padre di un dodicenne, presso la questura di Rovigo, quando eravamo ancora in pieno lockdown, nel mese di aprile, cioè dieci mesi fa. Il figlio, convinto di chattare con un’avvenente adolescente che lo invitava a denudarsi e compiere atti di autoerotismo, dopo aver ricevuto le rassicurazioni che le immagini non venissero diffuse ad altri, ha soddisfatto le richieste della sua interlocutrice.

Come ormai sempre più spesso accade, per mera vendetta, un attimo dopo le immagini sono state, invece, subito diffuse nella Reta. Facile comprendere il senso di impotenza e angoscia del ragazzo coinvolto, che fortunatamente ha raccontato tutto ai genitori e non ha compiuto atti estremi. Personale specializzato del compartimento della polizia postale e delle comunicazioni Veneto di Venezia ha immediatamente avviato le indagini, considerato che erano numerosi i follower della sedicente ragazza. Con l’articolata e complessa elaborazione dei dati informatici, gli investigatori sono riusciti a chiarire, quello che stavano purtroppo solo prospettando.

Dietro l’avvenente ragazza si celavano, infatti, dei quindicenni che, di fatto, utilizzando un account femminile riuscivano ad estorcere contenuti pedopornografici ad altri minori per poi diffonderli con l’intento di denigrare le loro vittime. Ecco che sono scattati i decreti di perquisizione locale ed informatica su disposizione del sostituto procuratore Dal Pos della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Venezia a carico dei quattro minori individuati.

L’esecuzione è stata eseguita direttamente dagli investigatori di Venezia, unitamente a quello della sezione di Rovigo e della locale squadra mobile, le indagini stanno tuttora proseguendo. La polizia postale di Venezia, continuamente impegnata a monitorare in tutte le piattaforme i fenomeni correlati alla pedopornografia, coglie l’occasione di rilevare che l’utilizzo degli smartphone, sta portando ad un preoccupante incremento di casi in cui sono gli stessi minori a scambiarsi, con estrema facilità a mezzo WhatsApp o altri social media, contenuti sessuali destinati a rimanere privati. In tal senso appare doverosa alle forze dell’ordine la necessaria sensibilizzazione ad una navigazione consapevole e, con particolare attenzione per i più giovani a non produrre video od immagini a contenuti sessualmente espliciti e a non condividerli. In questo ruolo, soprattutto scuola e famiglie hanno un ruolo fondamentale. Nel momento in cui il file esce dalla disponibilità della persona ritratta si corre il rischio di perderne il controllo consentendone di fatto la condivisione a un numero imprecisato di utenti della rete.
t. m.