Ex ospedale psichiatrico di Granzette
Ex ospedale psichiatrico di Granzette

Granzette (Rovigo), 8 ottobre 2018 - Concepito nel 1906, inaugurato nel ’30, dismesso nell’80, chiuso nel ’98, l’ospedale psichiatrico è un insieme di padiglioni in un parco di 22 ettari che ora torna disponibile alla città, un polmone verde di cui si sentiva la mancanza. C’erano anche le majorettes davanti ai padiglioni nell’ex manicomio di Granzette ieri mattina. L’occasione era l’inaugurazione della nuova gestione, affidata la scorsa primavera dall’azienda sanitaria Ulss 5, proprietaria della struttura, all’associazione vicentina ‘I luoghi dell’abbandono’ del presidente Devis Vezzaro, investito il 18 agosto al termine di un diverbio, da Roberto Costa, colui che organizzava le visite all’ex manicomio prima dei vicentini.

Tante le auto parcheggiate fuori dal cancello, qualche disagio per via del fango dovuto alla pioggia di sabato. Ad aiutare i gestori degli spazi, i volontari di CasaPound che hanno fatto presenza di fronte all’ingresso. «Servizio d’ordine», hanno spiegato, precisando di essere stati gli unici ad aver risposto all’appello di Vezzaro.

Ieri è stata soprattutto l’occasione per famiglie, coppie, mamme con bambini e curiosi di vario tipo di visitare liberamente un luogo misterioso e abbandonato da circa 20 anni. L’erba del prato centrale è stata tagliata, le due porte da calcio hanno la rete. È stato ricavato un campo da pallavolo. Diversi gli stand di associazioni che proponevano i loro messaggi. Una di queste, fatta di appassionati di arrampicata, stava ripulendo un alto pino dai rami secchi che si erano accumulati nel tempo. Un signore anziano faceva indossare piume da indiani d’America ai bambini che lo chiedevano, tipo travestimento di carnevale. Fuori dai vari padiglioni campeggiavano dei cartelli che descrivevano cos’erano in passato quelle costruzioni. Scritte tipo: «Semi agitati uomini» (dal 1907), «concessione in uso come stazione di pollicoltura» (dal 1913), e nel 1998 «dismissione».

L’intento del manicomio era quello classico dell’era pre Basaglia: custodia senza cura, con uomini e donne separati e a loro volta divisi fra paganti, tranquilli, semiagitati e agitati. Alla cerimonia inaugurale era presente anche il presidente del consiglio comunale Paolo Avezzù e l’assessore ai lavori pubblici Antonio Saccardin.