Immagini tratte dal sito dell’Alto Adige, in basso un primo piano di Guido Milani, scomparso ad 81 anni. Sopra una foto d’epoca del Bolzano calcio
Immagini tratte dal sito dell’Alto Adige, in basso un primo piano di Guido Milani, scomparso ad 81 anni. Sopra una foto d’epoca del Bolzano calcio

Rovigo, 7 gennaio 2019 - Guido Milani, ex centravanti degli anni ’50 e ’60, è morto all’ospedale di Bolzano. L’ex calciatore, originario di Taglio di Po, aveva 81 anni e da tempo lottava contro una grave malattia. Oggi si terranno i funerali alle 14 nella chiesa di via Gutenberg a Bolzano. La sua carriera è legata soprattutto ai 13 campionati giocati con il Bolzano, con cui segnò 93 reti in 370 gare.

«Era una persona straordinaria, direi un extraterrestre per le sue qualità umane». Doriano Rosestolato sospira: sono giorni tristi per lui, è morto un suo «grande amico, un compagno straordinario». Nato a Taglio di Po, il 21 settembre 1937, Milani al suo paese ha fatto in tempo a giocare una stagione in Promozione ’54-’55. «Avevamo una difesa forte e facevo il centravanti boa», confidò Milani a Sergio Sottovia che raccolse la sua testimonianza nel libro «Polesine gol - 3».

Il ragazzino cresciuto tanto e in fretta fu subito notato dalla Spal del presidente Paolo Mazza. La squadra ferrarese lo acquistò assieme a Saul Malatrasi per una cifra al tempo rilevante: un milione e mezzo di lire. Prima di andare a Ferrara, chiese al presidente Mazza l’autorizzazione a partecipare con la rappresentativa provinciale al torneo a Padova dove si ruppe una gamba e il trasferimento saltò. Malatrasi invece finì alla Spal collezionando poi vittorie e titoli con Milan e Inter. Milani andò quindi al Contarina con il quale vinse il campionato di Promozione e poi al Bolzano del presidente Pasquali e del tecnico Torresani, stagione ’57-’58 in serie D. Gli altoatesini videro il giocatore ad un provino per il Padova all’Appiani e se ne innamorarono subito. La stagione successiva arrivò la promozione in C grazie e soprattutto ai gol di Milani.

Si guadagnò il soprannome di «gigante buono» per la straordinaria correttezza e generosità: non si lamentava mai per i numerosi falli che subiva, non ne commetteva praticamente mai e aiutava compagni e avversari ogni volta che si trovavano in difficoltà. «Buono» anche nel senso di energico nel riportare la calma: quando qualche compagno si scagliava contro l’arbitro, lui lo trascinava via evitandogli una maxisqualifica. Milani conobbe anche la serie B con il Brescia, nella stagione 61-62, ma trovò poco spazio e a novembre passò alla Torres in serie C, dove rimase tre stagioni, prima di tornare ancora a Bolzano e restarci per sempre, per lavoro e per amore, sposò Erika dalla quale ebbe il figlio Stefano. Terminata l’esperienza calcistica ebbe una discreta carriera come allenatore culminata con la vittoria del campionato di Promozione nel 1991 con il Laives che però rinunciò alla promozione in Quarta Serie per mancanza di fondi.

Milani era un personaggio amatissimo a Bolzano anche se al Polesine era rimasto molto legato. Il calcio lo aveva nel sangue. Anche quando giocava con la squadra amatoriale del Comune di Bolzano, dove ha lavorato fino alla pensione, voleva segnare e vincere sempre. Combatteva anche con una malattia, eppure, conoscendone la forte fibra, si pensava potesse rimettersi in fretta, così come in giorni lontani gli accadeva in campo, da giocatore, dopo scontri durissimi. E invece, da questo, non si è più rialzato.