Rovigo, 8 dicembre 2018 - "Otto dicembre 2017, 8 dicembre 2018. E’ passato un anno dal rogo del multisala Cinergia (VIDEO), che ha tolto alla città l’unico cinema che portava mamme, papà, bambini, nonni e ragazzi ad uno dei pochi divertimenti rimasti in questa città". E’ l’accorata lettera di Fabio Paparella, 60 anni, uno dei dipendenti della struttura che è rimasto senza lavoro.

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«Durante quest’anno – riprende – è montata la polemica del cimena in centro (come se fosse un gioco da ragazzi ripristinare 3 sale), i giornali si sono sbizzarriti a fare previsioni, la gente che quando ti vede per strada, sapendo il lavoro che facevi, ti chiede come vanno le cose, come vanno i lavori, se ci sono speranze. Già, le speranze. Per i cittadini di avere ancora un cinema e per noi lavoratori di avere un lavoro. La proprietà del Cinergia si è ritirata dopo aver cercato il dialogo con Sagittario, la società proprietaria dello stabile. Sagittario sta portando avanti i lavori. Come una voce stonata, ma che non ha suono, la politica rodigina. Silenzio dopo il rogo. Silenzio a marzo, quando noi lavoratori abbiamo annunciato il nostro licenziamento in massa, silenzio nei mesi successivi, quando i giornali si chiedevano che fine avrebbero fatto i 20 lavoratori a casa e se e quando avesse riaperto il multisala. Silenzio quando leggevano le nostre voci sui giornali, che parlavano di famiglie con figli piccoli e mutui da pagare. La politica rodigina. Sì, quella delle buche e dei sensi unici, quella del chiosco da abbattere e dei premi ai dirigenti, quella che si accapiglia per l’abete arrivato da Asiago. Per loro, e con loro dico destra, sinistra, verdi, gialli, marron e chi più ne ha più ne metta, siamo lavoratori che non contano. Non siamo nemmeno lavoratori di serie B, altrimenti qualche discorso sarebbe stato fatto. ‘Hanno perso il lavoro? Si arrangino! Noi abbiamo altre questioni di cui occuparci’. In quest’anno ho visto politici fotografarsi al fianco dei lavoratori della Sicc e portare avanti le loro ragioni, fino a riuscire a trovare un accordo per reintegrarli al lavoro. Ho visto politici accapigliarsi per i 4 lavoratori dei servizi funebri di Asm e riuscire a farli riassumere. Ho visto politici che si fanno fotografare con associazioni benefiche durante le raccolte fondi, per poi abbandonare la postazione 5 minuti dopo che era andato via il fotografo. Non so come sarà il futuro per me e per gli altri, non so se troverò mai un lavoro, non so se dovrò aprire una partita Iva per lavorare, o se dovrò cambiare città o Paese. So che la delusione per la mia città è grande ed ancor più per alcune persone che dovrebbero avere a cuore i cittadini, tanto più che in questa città ci si conosce tutti. Ci si conosce solo quando si ha bisogno. Magari di voti»