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8 apr 2022

LA SCUOLA BONIFACIO

Al computer la classe terza A della scuola Bonifacio, i cronisti sono seguiti dalla prof Antonella Soave. Andiamo a leggere

8 apr 2022
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini
La classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini

Un nuovo articolo della scuola Bonifacio. Al computer la classe terza A, seguita dalla prof Antonella Soave. Il campionato della Bonifacio è coordinato dalla prof Laura Pellegrini.

Iniziamo analizzando

gli anni ‘50.

Gli anni ‘50 hanno rappresentato un decennio fondamentale per la cultura popolare in tutta la civiltà occidentale: dopo la guerra mondiale, si è vissuto un periodo di rinascita. Ciò che più colpisce tutt’oggi è l’eleganza ed il fatto che gli abiti non apparissero mai volgari: le curve erano infatti il punto di forza da accentuare. La forma a clessidra viene spesso segnata da una cintura. La tinta unita si può alternare con un capo dal pattern a pois. Non può mancare un’ampia scollatura, molto comune quella a cuore. Alle gambe un paio di shorts oppure dei pantaloni capri a vita alta. La gonna a tubino è un altro grande classico. Un’altra trasformazione nell’abbigliamento della società avviene alla fine degli anni ’60 con la rivoluzione studentesca. Liberazione sessuale, musica rock, movimenti politici, culturali e spirituali trasformano la gioventù in una nuova classe emergente, portatrice di nuovi simboli rivoluzionari. Esplode la moda hippy e folk. In primo piano i “Blue Jeans”, pantaloni originariamente tratti da un tessuto marinaro ligure. Si cercano abiti che esprimano un’opposizione alla società capitalistica: camicioni indiani e indumenti “poveri” e molto probabilmente consumati. Le donne rifiutano l’obbligo del reggiseno. Se pensiamo agli anni Settanta, tra gli accessori vengono subito in mente: le scarpe con la zeppa, indossate con tute, poncho e pantaloni a vita alta o mini dress, ampi cappotti e maglioni oversize. Le borse diventano funzionali e pratiche. Come non citare poi i turbanti, i cappelli con fascia extra large e gli occhiali, sia da vista che da sole, spaziano tra forme tondeggianti, squadrate o leggermente a gatto. La moda degli anni ’80 è caratterizzata da grossi cambiamenti. È conosciuta per i suoi cambiamenti, le sue stravaganze in fatto di abbinamenti particolari e i suoi colori accesi. È il periodo della musica pop e della voglia di libertà. Descritto come il decennio delle tinte fluorescenti, delle paillettes, delle tinte a quadri, delle camicie oversize e delle fantasie a pois o floreali stampate sui leggings e sulle t-shirt. Vanno di moda i gilet, i blazer, le giacche di pelle, le maxi pellicce, gli scaldamuscoli e i nastri colorati per i capelli. Le gonne sono corte, larghe, a più strati, a balze con merletti, in pizzo o in tulle e si sbizzarriscono in creatività, enfatizzando le forme e i colori. Vengono spesso indossate con fuseaux a pinocchietto. Quando si parla di moda anni ‘90 si parla di un gruppo di stili che ha preso ispirazione da mondi diversi, a volte estremamente diversi, ma che ha dato vita a un casualwear indimenticabile.

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