Rovigo, 12 luglio 2018 - La moneta da 50 centesimi è insidiosa perché ha un valore nominale basso, la gente è meno sospettosa e poi è composta di un solo metallo. Per questo un gruppo di falsari molto esperti l’aveva scelta. La riproducevano alla perfezione. Fortunatamente i carabinieri li hanno pizzicati in tempo, sorpresi in flagranza di reato mentre stavano coniando le prime monete false, quelle di prova. È successo ieri a Villanterio in provincia di Pavia. I tre arrestati sono D.N, 71 anni, residente a Torino, M.G. 55 anni, originario di Rovigo, residente nel Torinese, e C.M., 54 anni, residente nel Bergamasco. Il rodigino in realtà se n’era andato dal Polesine quando era ancora molto piccolo, assieme ai genitori. La sua vita da quel momento è proseguita a Torino. 
 
I tre soggetti avrebbero venduto le monete false, secondo gli inquirenti, in una serie di attività commerciali in Lombardia, Piemonte e forse anche in Veneto nella zona tra Mestre e Treviso. Questo aspetto sarà al centro dell’attività investigativa che di qui in avanti impegnerà chi si sta occupando dell’inchiesta. Si tratta di un’operazione dei carabinieri dell’Antifalsificazione Monetaria di Roma sono un reparto specializzato nel contrasto al traffico di valuta falsa considerato dalla banca centrale europea riferimento per l’antifalsificazione monetaria. 
 
Hanno scoperto dunque una zecca clandestina in cui si coniavano monete da 50 centesimi. I tre arrestati erano sotto controllo in quanto pregiudicati, avevano precedenti specifici. È stata individuata come possibile base del gruppo criminale una struttura dismessa all’interno di un deposito di bevande in uso ad uno degli indagati. La macchina che avevano predisposto avrebbe un valore commerciale di decine di migliaia di euro, è molto sofisticata. 
Un vero e proprio sistema industriale di presse meccaniche. I coni, la parte più difficile, erano stati realizzati artigianalmente dagli indagati che sarebbero molto abili. Tutti professionisti nel campo della lavorazione dei metalli, due lavoratori autonomi ed un dipendente di una ditta che però non è minimamente coinvolta nelle indagini. Per fabbricare i coni avevano usato il sistema elettrolitico, che permette un’incisione molto precisa della matrice. 
 
Nell'operazione sono state sequestrate oltre 250 monete: un campione per testare la capacità produttiva e la qualità del prodotto. Sequestrato anche il macchinario che a pieno regime avrebbe consentito di coniare circa duemila monete al giorno, probabilmente destinate a essere vendute, a circa il 50 per cento del loro valore nominale, a commercianti collusi, operanti in varie provincie italiane ma anche all’estero, che le avrebbero immesse in circolazione con le loro attività. Di conseguenza, duemila monete avrebbero fruttato alla banda circa 500 euro. 
I carabinieri dell’Antifalsificazione Monetaria ritengono comunque che il fenomeno della falsificazione di valita a livello europeo sia abbastanza sotto controllo. 
 
C’è però da rilevare che sono proprio gli italiani i falsari più rinomati ed attivi, soprattutto nel Napoletano, concentrati maggiormente sulla falsificazione di banconote, aggirando fin dove possibile le sofisticate tecnologie che applicano alla cartamoneta ologrammi e chip, al posto dell’ormai superata filigrana, che rendono estremamente difficile la riproduzione.