L’imputato era stato trovato dai poliziotti nella casa della donna
L’imputato era stato trovato dai poliziotti nella casa della donna

Rovigo, 17 aprile 2021 - Nicola G. è stato assolto ieri dal reato più grave che gli veniva contestato, quello di aver indirettamente provocato la morte di Enrica Boni, tossicodipendente rodigina scomparsa quattro anni fa. Il trentenne era accusato di morte come conseguenza di altro delitto perché il 3 dicembre 2016, quando i poliziotti sono entrati a casa di Enrica, in overdose da cocaina, c’era anche lui e secondo gli inquirenti le aveva venduto la dose letale. Quella notte Gasparetto è scappato svuotando sacchetti a destra e sinistra. Gli agenti l’hanno inseguito, arrestato e hanno raccolto 20 grammi tra cocaina e marijuana. La 45 enne rodigina invece è morta il 15 marzo 2017 all’ospedale di Rovigo dopo oltre tre mesi trascorsi in coma.

A difendere l'uomo c’era il suo legale di fiducia, Ezio Conchi, che però non ha potuto evitare la condanna per spaccio. Due anni. Una sentenza che il legale impugnerà in Corte d’Appello a Venezia per il secondo grado di giudizio. Ed è convinto che la pena verrà quantomeno abbassata. Aveva scelto l’abbreviato come molti degli altri imputati nel processo per spaccio di cocaina, hashish e marijuana frutto dell’inchiesta Surviving della squadra mobile della questura di Rovigo. Il focus degli inquirenti si era concentrato su circa 6-7 mesi di cessioni.

Gli imputati complessivamente erano quasi una ventina. Solamente in tre sono stati assolti già in udienza preliminare perché secondo Mondaini estranei ai fatti contestati. Chi aveva scelto il patteggiamento no, come è ovvio, dal momento che ha concordato una pena con il pubblico ministero. Chi aveva scelto l’abbreviato come lo spacciatore è stato condannato mentre chi non ha optato per riti alternativi è stato rinviato a giudizio e affronterà il dibattimento del processo. Dunque la verità processuale sulla morte di Enrica resta quella di un’overdose. Le ricostruzioni di squadra mobile e procura non hanno retto il vaglio del gup e dunque l’intera inchiesta ha ripreso la forma originaria cioè quella di una vasta indagine per spaccio di stupefacenti nel centro della città di Rovigo. Una delle tante che la squadra mobile ha portato avanti negli ultimi anni già da quando era capo Bruno Zito, da tempo promosso primo dirigente e spostato ad altre mansioni. Un’attenzione, quella alle dinamiche dello spaccio, che la mobile rodigina non ha mai perso ma nonostante ciò il consumo di droga continua.