Edis Cavazza, 45 anni, è stato ucciso il 4 febbraio a Sant’Apollinare
Edis Cavazza, 45 anni, è stato ucciso il 4 febbraio a Sant’Apollinare

Rovigo, 16 febbraio 2021 - È stata ritrovata ieri l’arma del delitto, il famoso machete con cui il figlio di Edis Cavazza avrebbe ucciso il padre. Lo ha ritrovato un passante lungo il Canalbianco, in zona Adria, non lontano dal luogo indicato dai due indagati che l’avrebbero gettato per liberarsene la sera della tragedia. Stiamo parlando dell’omicidio avvenuto giovedì 4 febbraio alle 19,30 circa a Sant’Apollinare, frazione di Rovigo.
Edis Cavazza aveva 45 anni, viveva in un piccolo campo di roulotte sul ciglio della strada, appena fuori dall’agglomerato di via Risorgimento che porta verso Ceregnano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti il figlio 17enne di Edis Cavazza avrebbe colpito il padre alla clavicola sinistra con un machete. Nel frattempo la sua fidanzata, Annalisa Guarnieri, 26 anni, con un altro machete avrebbe tenuto lontano i familiari di lui. I due poi sono scappati con l’auto della vittima, una Opel Zafira Station Wagon grigia, ma sono stati ritrovati tre ore dopo dalla squadra mobile della polizia di Stato, a Ceregnano, a casa del padre della ragazza. I due giovani sono indagati per omicidio volontario premeditato. La ragazza è in carcere a Verona mentre il 17enne al minorile di Treviso.

Il focus Ucciso col machete, la 26enne dal giudice - Uccide il padre con l’aiuto della fidanzata

L’avvocato Passadore, che assiste Annalisa Guarnieri, contesta in parte la ricostruzione della procura e aggiunge che i rapporti tra la coppia di giovani fidanzati e la vittima erano molto difficili soprattutto quando lui era ubriaco. L’avvocato nega che la sua assistita, impugnando un machete, abbia tenuto lontano i parenti della vittima affinché non intervenissero per salvare il ferito. A coordinare le indagini nei confronti del 17enne è il pubblico ministero Giulia dal Pos della procura dei minori di Venezia mentre della posizione di Annalisa Guarnieri si sta occupando il sostituto procuratore rodigino Maria Giulia Rizzo che la sera dell’omicidio alle 22,15 era sul luogo della tragedia accompagnata in auto dal capo della mobile, Gianluca Gentiluomo.
Il cadavere era ancora lì, ad una ventina di metri dall’accampamento di roulotte, sul viottolo che conduce a un’abitazione privata, quella dei "vicini di casa" della famiglia rom che increduli facevano capolino dalla porta mentre gli inquirenti, tra valigette degli attrezzi e tute bianche, stavano attorno al cadavere illuminato da un potente faro. Secondo le prime ricostruzioni sembra che il ragazzo abbia inferto un unico colpo mortale al padre.