Carabinieri (foto di repertorio)
Carabinieri (foto di repertorio)

Rovigo, 10 gennaio 2020 - Nicola Pellicciari, 31 enne di Castelmassa, ieri è stato condannato ad un anno (pena sospesa, cioè niente carcere grazie alla condizionale) per detenzione di materiale pedo-pornografico. Dalle memorie digitali di tre dispositivi di proprietà dell’imputato, secondo la procura, sono state estrapolate migliaia di fotografie esplicitamente pornografiche ritraenti minorenni che compievano o subivano pratiche sessuali.

I carabinieri hanno sequestrato un computer portatile Acer, un fisso Asus e una memoria esterna tascabile, la classica ‘pen drive’. Nel computer fisso, secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, ci sarebbero state oltre 25mila immagini, nel portatile 5mila e nelle penna 825. Questo tipo di reato è competenza della procura della Corte d’Appello di riferimento e una volta appurato che il materiale era detenuto a Castelmassa il fascicolo è finito ai pubblici ministeri di Venezia mentre il processo si è tenuto a Rovigo. Infatti a sostenere l’accusa ieri in udienza c’era la pm veneziana Elisabetta Spigarelli che al termine della requisitoria aveva chiesto una condanna di tre anni e mezzo di reclusione per l’imputato.

Dopo che per la difesa l’avvocato Marco Petternella del foro di Rovigo ha argomentato la richiesta di assoluzione del suo assistito, il collegio presieduto dal giudice Angelo Risi affiancato dalle colleghe Silvia Varotto e Sara Zen si è ritirato in camera di consiglio e nel primo pomeriggio è uscito per leggere il dispositivo della sentenza. Le motivazioni della scelta del tribunale verranno rese note entro tre mesi. Nell’udienza di ieri, prima della discussione, hanno parlato esclusivamente i consulenti del pubblico ministero e della difesa, due esperti di informatica forense. I fatti, così come ricostruiti dal tecnico scelto dalla pubblica accusa per ricostruire l’accaduto, raccontano dell’imputato che nel 2013 avrebbe chattato online con una minorenne alla quale avrebbe chiesto foto di lei nuda.

Il sequestro però è di due anni dopo i fatti quindi quella chat si è rivelata irrecuperabile. Ne sarebbe però stata trovata una simile, nella quale una minorenne gli avrebbe inviato foto in mutande e reggiseno. Poi nel computer del giovane uomo sarebbero state recuperate, con apposite metodologie informatiche, immagini che l’utilizzatore aveva cancellato in precedenza. Proprio su questo aspetto si è concentrato il consulente della difesa spiegando che scaricando materiale pornografico (e non) dal web si può involontariamente scaricare anche materiale pedo-pornografico.

Non solo. Secondo quanto riferito dal consulente si possono anche copiare su altri supporti intere cartelle senza conoscerne in alcun modo il contenuto. Tutto ciò che è stato cancellato, inoltre, non è nella disponibilità dell’utente. Ma il collegio, ascoltate tutte le parti, ha deciso per la condanna, una sentenza che fra tre mesi potrà essere impugnata per il secondo grado di giudizio.