Irene Finotti, 30 anni, barista di Scardovari ha raccontato la sua terribile storia: «Non voglio che questo accada ad altre»
Irene Finotti, 30 anni, barista di Scardovari ha raccontato la sua terribile storia: «Non voglio che questo accada ad altre»

Rovigo, 18 ottobre 2017 - Uscire e far credere alla ragazza meno attraente del gruppo di essere corteggiata: è questo, in poche parole, il gioco goliardico che va di moda ora fra i cretini.

Si chiama «Pull a pig», letteralmente inganna un maiale, il gioco crudele che prende di mira ragazze in sovrappeso per sedurle per scommessa e poi metterle alla gogna sul web. Irene Finotti, 30 anni, barista di Scardovari ha deciso di raccontare la sua storia alla nota blogger e giornalista Sevaggia Lucarelli, a cui la polesana si è rivolta per uscire dalla trappola in cui era caduta.

AGGIORNAMENTO L'Intervista a Irene un anno dopo

La giornalista del ‘Fatto Quotidiano’ aveva infatti più volte denunciato anche attraverso il social la pagina facebook ‘Pastorizia e Acazzoduro’, dove appunto venivano diffusi commenti che andavano ‘ben oltre il bullismo’. Proprio attraverso questa pagina la 30enne polesana era stata invitata ad unirsi ad un secondo gruppo segreto. «Un anno e mezzo fa - racconta Irene - l’amministratore di un gruppo segreto su Facebook mi ha invitata nel gruppo. Mi lusingava dicendo che ero una delle poche elette. Dentro a quel gruppo c’era una ragazza di nome Assia che poi ho scoperto essere famosa per bullizzare le persone grasse. Io in quel periodo era infatti in sovrappeso, per questo trascorrevo molto tempo online». Poi un un certo C. di 31 anni la invita ad uscire. Irene si sente lusingata da tante attenzioni e accetta di incontrare il ragazzo, inconscia di essere caduta nella subdola trappola di «pull a big». «Mi coccolava, mi faceva sentire attraente - racconta Irene - nonostante Assia facesse spesso battute sul mio peso. Alla fine, dopo due mesi ho dunque accettato di incontrarlo. E’ venuto lui a Porto Tolle da Piacenza - racconta Irene - siamo stati tre giorni insieme, lo raggiungevo alla sera in hotel perchè durante il giorno lavoravo nel bar di Barricata».

I due trascorrono tre giorni come due veri fidanzatini, tutto sembrava perfetto. Poi, lui appena torna a casa le scrive che tra di loro non poteva funzionare e da lì inizia l’incubo. Irene racconta di essere uscita subito dai gruppi facebook perché vedere quel ragazzo la faceva soffrire. Un giorno però un’amica la chiama e le racconta che una sua foto intima girava sul web connessa ad un link dal titolo «Irene Balenotteri». In pratica C. le aveva scattato diverse foto intime di nascosto nei tre giorni che avevano trascorso nell’hotel di Porto Tolle e le aveva tutte pubblicate sul web allo scopo di deriderla e accumulare like. «E’ stato terribile - racconta Irene - lo ho contattato subito, lui ha ovviamente negato. Alla fine sono riuscita a sapere di essere finita vittima di un gioco subdolo, in pratica io era la cicciona da umiliare».

La ragazza si è dunque rivolta alla Polizia postale, ma gli agenti non sono riusciti a risalire ai colpievoli. Questi bullizzavano la ragazza attraverso dei fake, ossia profili falsi. E racconta: «Volevo licenziarmi, temevo che il mio capo vedesse quelle foto, mi vergognavo con la mia famiglia. Ho iniziato ad assumere depressivi».

Alla fine Irene si è tolta da tutti i gruppi incriminati e decide di operarsi per dimagrire, perdendo dunque 50 chili. Ora Irene, continua a lavorare al Villaggio turistico di Barricata come responsabile del bar che si trova all’interno della struttura, è fidanzata ma la paura di essere presa di mira sul social non le è passata. «Ci sono ragazze che sono arrivate al suicidio dopo essere state vittime di cyberbullismo - conclude Irene - voglio mettere in guardia tutti i giovani che frequentano i social, attente ‘ai maiali’. Il problema è che su facebook un utente può crearsi diversi profili usando le identità più assurde e facebook banna solo i meno plausibili». Infine Irene invita tutte le ragazze «ad uscire e fare una passeggiata» piuttosto di rifugiarsi sui social quando si è giù di morale.