Uno scatto che ritrae alcune indagini condotte in laboratorio analisi
Uno scatto che ritrae alcune indagini condotte in laboratorio analisi

Rovigo, 3 settembre 2019 – «Ho parlato stamattina con il laboratorio dell’Arpav a Venezia, sembra che la carica microbica in generale sia bassa, ma solo tra 24 ore mi diranno se c’è presenza di salmonella e in che quantità».

Quindi, stando così le cose, non ci sono problemi per l’acqua dell’Adige che viene potabilizzata dagli acquedotti e Acquevenete ha già messo le mani avanti smorzando qualsiasi allarme, mentre problemi potrebbero insorgere per l’irrigazione dei campi e a rischio sarebbe soprattutto l’orticoltura. Mentre la popolazione di Rovigo e delle zone rivierasche delle due sponde rodigina e padovana resta quantomeno preoccupata, le parole della responsabile dell’ufficio igiene e sanità dell’Ulss di Rovigo, Giovanna Casale, tagliano la testa al toro su un dilemma che evoca altri episodi di inquinamento vero o presunto dell’Adige.

E anche se i primi segnali dopo le analisi effettuate dall’Arpav appaiono confortanti, il grado di attenzione è alto, in una sequenza di competenze che coinvolge le Ulss di Rovigo e Padova, acquedotti, consorzi irrigui e Comuni interessati al fenomeno. La mobilitazione di Arpav e Ulss appare puntuale: sono stati effettuati, come informa l’Ulss di Rovigo, otto campionamenti tra le due sponde vale a dire Rovigo, Lusia, Badia Polesine, San Martino di Venezze, Rosolina più tre dalla parte padovana.

Tutto questo, dopo che i test effettuati il 27 agosto scorso dall’Arpav di Padova nei punti di prelievo di Vescovana e Anguillara avevano dato esito positivo circa la presenza di salmonella. Con l’effetto che l’Ulss aveva proposto di emettere e un’ordinanza per sospendere l’utilizzo irriguo delle acque superficiali dell’Adige, cosa che i due comuni avevano puntualmente fatto. Peccato che la sponda padovana si sia dimenticata di informare quella polesana.

Un telefono senza fili, con informazioni tardive o di rimbalzo, che sicuramente non ha giovato alla definizione di quanto stava accadendo. «Lì – sostiene il direttore generale dell’Ulss di Rovigo, Antonio Compostella – entrano in gioco i rapporti, le modalità di comunicazione tra enti. Se qualcuno aveva informazioni poteva farle presenti a Arpav e Ulss di Rovigo. Questa incomunicabilità su un caso così delicato dovrebbe insegnare per la prossima volta che si dovrebbero condividere anche delle ipotesi di problema».

Il sindaco di Lusia, Luca Prando, è stato testimone di quanto accaduto. Lusia è nell’occhio del ciclone essendo un paese che vive di orticoltura, dove ha sede una delle centrali ortofrutticole più importanti del Nord Italia. Figuriamoci cosa potrebbe accadere se un’ordinanza proibisse l’irrigazione delle colture. «Sarebbe un disastro, un danno economico incalcolabile, anche se qua verdura e frutta vengono sistematicamente analizzate. Noi – aggiunge il sindaco – abbiamo appreso del caso solo quando il Comune padovano di Vescovana il giorno 28 agosto ha emesso l’ordinanza. Mi hanno fermato alcuni compaesani e mi hanno detto ‘guarda che a Vescovana dicono che c’è la salmonella’».