Rovigo, 1 ottobre 2018 - Un ragazzo di 15 anni ha abbandonato la casa famiglia presso la quale era in affido, in provincia di Vicenza, per tornare a casa, dai propri genitori, in un piccolo centro del Medio Polesine. È successo venerdì scorso. Si tratta di una storia molto delicata che riguarda un giovane che ha meno di 18 anni. L’adolescente, stanco di vivere lontano da mamma e papà, ha deciso di andarsene e di raggiungerli violando le regole imposte dal tribunale dei minorenni e dagli assistenti sociali. Per farlo ha percorso 120 chilometri da solo dalla provincia di Vicenza fino al paese dove abitano i suoi cari.

«Mio figlio si è messo in pericolo pur di tornare a casa, facendosi molti chilometri da solo sui mezzi pubblici», denuncia la madre del ragazzo. I genitori, difesi dall’avvocato Francesco Miraglia, noto in Italia per le sue battaglia a favore delle famiglie e della tutela dei diritti dei minori, hanno chiamato il responsabile della casa famiglia dov’era collocato e i servizi sociali. Un caso limite che però, secondo chi si occupa di diritti dei minori, sarebbe rappresentativo di situazioni ben più diffuse in cui i danni provocati dall’allontanamento dei figli dai propri genitori sarebbero maggiori dei benefici. Soprattuto quando i motivi di queste separazioni non sono considerati sufficientemente evidenti. Su questo caso si è pronunciato il comitato dei cittadini per i diritti umani (Ccdu).

«La decisione dei servizi di allontanare il ragazzo è un’ammissione della loro incapacità di aiutare il ragazzo senza disgregare la famiglia. Questa vicenda mette in luce tutte le criticità di un sistema di tutela minorile di matrice psichiatrica che non funziona — sostiene Fabiola Pasin, del Ccdu sezione Friuli e Veneto Orientale —. Nella relazione dei servizi si legge che il ragazzo aveva manifestato più volte la sua contrarietà all’allontanamento e in momenti di fragilità in cui si era sentito ‘annichilito ha avuto reazioni forti ed enfatizzate, con pianti ricorrenti, chiedendo di vedere i genitori’. Eppure il servizio ha continuato a sostenere, anche nell’ultima relazione, la correttezza dell’allontanamento, sebbene tale decisione fosse stata presa solo perché ‘aveva dei bisogni ai quali i genitori non riuscivano a rispondere’ in totale assenza di motivazioni di una gravità tale da portare ad un provvedimento come la disgregazione di una famiglia, che dovrebbe essere l’extrema ratio». La coppia ed il ragazzo sono seguiti dagli psicologi dell’Ulss 5.