Rovigo, 6 aprile 2018 - Stefano Fuso, imprenditore di Ponzano Veneto è il titolare dell’azienda 'Punto riciclo', che si occupa di rifiuti; e di alcune società che fanno parte del 'Delta consorzio' che si occupano di profughi. Tra queste, la società 'Silvia srl' che ha acquistato dal proprietario dell’Hotel Mancin di Taglio di Po. In questi giorni, Fuso, è al centro delle cronache per un video di 'Fanpage Napoli' dove si parla di queste questioni.

«In quel video appaio dicendo frasi che in realtà sono estrapolate da contesti vari. E’ stato girato tra ottobre e novembre e stavo parlando con tre persone qui nel mio ufficio di Ponzano Veneto – spiega Stefano Fuso -. Ma il video è stato montato, riprendendo discorsi diversi, e mi chiedo perché non pubblichino la versione integrale». Fuso dice che il signore con il quale parlava si era presentato come Pezzella, che invece nella realtà si chiama Nunzio Perrella. «Con Perrella non ho più avuto nulla a che fare. Prima di tutto non ho mai chiesto a lui di vendere la mia azienda dei rifiuti 'Punto riciclo'. Inoltre, se degli imprenditori vogliono investire nei rifiuti sono disponibile ad ascoltare tutti. E se questo significa che sono mafioso allora va bene ok sono un mafioso».

Racconta Fuso : "Pezzella era il nome falso, e ho scoperto che si chiama Perrella ed è un camorrista pentito e no ho più voluto avere nulla a che fare con lui. Le immagini risalgono a novembre e sinceramente non sapevo di essere ripreso". Per quanto riguarda i profughi, Fuso dice di essere il titolare di alcune società che fanno parte del 'Delta consorzio'. Una di queste è la società 'Silvia srl' che Fuso ha comprato dai proprietari dell’hotel Mancin di Taglio di Po. «Sono tutte società di lucro – precisa – non partecipiamo mai come onlus alle attività. Non ho mai negato che guadagno lavorando con i profughi. Se non faccio utili con le società non riesco a mantenere gli impiegati. Ora però mi sento stanco e non ne voglio più sapere dell’area profughi. E questo tipo di attività la faccio emigrare come i profughi»».

Fuso precisa che il suo lavoro è quello di affittate immobili alle cooperative. Poi, le cooperative si occupano della gestione, del pagamento dell’affitto e che lui non si è mai interessato alle attività. «Solo ad Eraclea, dove avevo affittato un immobile a buon prezzo e c’era già un accordo tra la prefettura e la cooperativa Solaris di Carpi che gestiva gli immigrati – afferma -. In quel caso, la prefettura di Venezia aveva detto che la cooperativa era valida, invece si era dimostrata molto disorganizzata ed erano noti molti problemi. Tra questi la 'rivolta del cibo' e i profughi buttavano il cibo in piazza. In realtà lo facevano per avere i famosi permessi di soggiorno. Allora, in accordo con la prefettura intervenni e nei tre mesi estivi feci da consulente alla cooperativa Solaris per far sì che la gestione fosse meno calda. Ho gestito fino a che non ho vinto tutti i ricorsi e il 30 settembre 2015 chiesi alla prefettura di cambiare la cooperativa. Fu proposta la «Ecofficine» che rifiutai». Per quanto riguarda l’attività che si doveva aprire a Taglio di Po per l’accoglienza dei profughi, lui si ritira. «Non ho più voglia e nemmeno l’intenzione di fare un’altra battaglia – sostiene – L’hotel Mancin se lo possono tenere gli ex proprietari e con me i profughi non arrivano».