Rovigo, 6 ottobre 2018 - Chi non ha mai messo in atto, o non ha mai avuto la tentazione di mettere in atto una ripicca o un dispetto? Naturalmente è opportuno distinguere il caso della persona che in un’occasione specifica, in particolari condizioni e circostanze, quindi non abitualmente, abbia messo in atto un singolo comportamento dispettoso, dalla tendenza stabile e generalizzata, che alcuni individui presentano, a fare dispetti e mettere in atto ripicche: quest’ultima è una forma di aggressività, in cui chi agisce in modo “dispettoso”, è addirittura disposto a pagare un costo personale, pur di arrecare un danno all’altro. Vecchi rancori hanno dato vita a dissidi famigliari e atti persecutori.

La stazione dei carabinieri di Costa di Rovigo ha concluso, a settembre, le attività investigative iniziate a febbraio di quest’anno. Il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare di divieto di comunicazione e dei luoghi frequentati dalle indagate S.M., la madre, 59 anni e M.B., la figlia, 37. Vivono a Rovigo. Le vittime sono invece B.V., marito, 66 anni e D.M., la moglie, 62 anni, abitano a Costa.

Le due indagate, in passato, lavoravano dalle vittime che avevano un’azienda familiare e che ora sono in pensione. Alla base del dissidio il trattamento di fine rapporto chiesto da madre e figlia ai vecchi datori di lavoro. L’indagata S.M. e la vittima D.M. sono, fra l’altro, sorelle. A parlarne il maggiore dei carabinieri di Rovigo, Salvatore Gibilisco e il maresciallo Luca Bovolenta, di Costa di Rovigo. Quest’ultimo ha svolto un lavoro faticoso e ha individuato le responsabili.

Madre e figlia dall’inizio dell’anno hanno fatto più di 200 telefonate al giorno alle vittime; con della vernice hanno imbrattato in cimitero le tombe dei familiari; se li incontravano in palestra sputavano in faccia. Il giorno del compleanno di una delle due vittime hanno affisso dei cartelli diffamatori in giro per il paese usando le foto dell’album delle nozze.

Poi il costo delle telefonate le addebitavano alle vittime. Inoltre l’indagata più giovane, M.B., vive con la nonna, che è anche la mamma di D.M., una delle due vittime. E quando qualcuno andava a trovarla registrava la voce; quindi era un’attività di spionaggio a casa della nonna. Inoltre le due indagate si sono oscurate il nome nel campanello di casa.

Tenendo conto di tutte queste vicende, i carabinieri di Costa, da febbraio a settembre hanno svolto un’attività investigativa e il maresciallo Luca Bovolenta ha rinvenuto tanti oggetti che inchiodano le indagate. Tra questi uno spray usato per macchiare le tombe; i dispositivi di registrazione; la video camera; l’album nuziale; targhe delle auto che potrebbero essere state utilizzate per commettere altri illeciti. La coppia sarebbe stata trovata anche in possesso di un binocolo, presumibilmente per spiare le proprie vittime.