Rovigo, il giudice Angelo Risi vorrebbe accorpare tribunale e Procura al Censer
Rovigo, il giudice Angelo Risi vorrebbe accorpare tribunale e Procura al Censer

Rovigo, 18 gennaio 2019 - Il tribunale, così com’è oggi, dislocato in più sedi e senza bagni adeguati in quella principale di via Verdi, costa ai contribuenti 300 mila euro l’anno. Il giudice Angelo Risi, che è il presidente, vorrebbe accorpare tutto al Censer, l’ex zuccherificio in viale Porta Adige che come zona fiere non è mai decollato ed è semi inutilizzato. Il procuratore Carmelo Ruberto è d’accordo così come il presidente dell’ordine degli avvocati, Giampietro Berti. Ad ostacolare l’operazione è il sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin (Lega), il quale non vuole il palazzo di giustizia fuori dal centro. «Il nocciolo è che il sistema giustizia non viene inteso dalla politica come un servizio di pubblica utilità», rileva Risi.

Presidente, com’è la situazione oggi?

«L’esborso è notevolissimo e la dispersione dei servizi nel territorio crea disagio per i cittadini, i professionisti, gli avvocati, i tecnici che asseverano le perizie, i commercialisti, tutti i soggetti che hanno a che fare quotidianamente con un tribunale. Attualmente non ho nemmeno la possibilità di dare un ufficio ad ogni magistrato. Non ho aule per celebrare più di tre udienze al giorno».

Quanto costano gli affitti delle varie sedi?

«Palazzo Paoli in via Mazzini, dove c’è parte del civile, 76 mila 500 euro l’anno. Gli uffici del giudice di pace in Corso del Popolo 96 mila, gli ufficiali giudiziari che sono tra via Mazzini e via All’Ara 36 mila euro, gli archivi (che sono dislocati su tre sedi i cui indirizzi non sono pubblici per motivi di sicurezza) quasi 100 mila euro. La polizia giudiziaria è appoggiata in appartamenti ad uso civile in via Mazzini. La sede principale di via Verdi è del Comune e siamo in comodato gratuito. L’esborso annuale è di circa 300 mila euro».

Nonostante la spesa gli spazi sono insufficienti?

«E inadeguati. In via Verdi i bagni per l’utenza sono indecorosi, non ci sono accessi per i disabili. Inoltre per legge dovremmo ospitare dignitosamente il Consiglio dell’ordine degli avvocati il quale ha anche un ruolo di mediazione tra gli opposti interessi per evitare che si ricorra in tutti i casi all’autorità giudiziaria. Al momento hanno una piccola stanza soltanto».

Il Censer sarebbe dunque il luogo adatto dove accorpare le sedi?

«Secondo il demanio i tempi medi per costruire un palazzo di giustizia non sono inferiori a 12 anni, a Padova ne sono serviti 18. Il Censer andrebbe solo adeguato internamente, di spazio ce ne sarebbe a volontà. Non è lontano dal centro ma sarebbe raggiungibile anche dagli avvocati che vengono da fuori ed è dotato di un ampio parcheggio. La struttura attualmente è inutilizzata».

La politica su questa strada non vi segue?

«C’è stato un tavolo tecnico in prefettura alla presenza mia, del procuratore e della proprietà del Censer (Comune, Provincia, Cassa di risparmio, Fondazione Cariparo, Camera di commercio e Confindustria). Per il Comune di Rovigo la prima volta è venuto un assessore delegato dal sindaco dichiarandosi contrario a questa soluzione. La seconda volta il no è stato quello del sindaco che si è espresso anche come socio del Censer (il Comune ha il 18 per cento delle quote). Ma a questo non è seguita nessuna proposta alternativa».