Anna Avezzù difende il preside che ha negato la visita al vescovo (Donzelli)
Anna Avezzù difende il preside che ha negato la visita al vescovo (Donzelli)

Porto Tolle (Rovigo), 12 dicembre 2018 - Non si attenua la polemica innescata dalla decisione del preside Fabio Cusin di chiudere le porte della scuola media di Porto Tolle al vescovo di Chioggia Adriano Tessarollo. Sulla spinosa vicenda, dai genitori dell’Age definita una buccia di banana per il dirigente scolastico, interviene Anna Avezzù, per anni insegnante.

«Sono un'abitante della città dalla nascita, ormai più di 66 anni fa – comincia – e non sono affatto schierata dalla parte di monsignor Tessarollo. Sarà perché non riconosco a questo esponente di una gerarchia temporale l’autorità di rappresentare nessuna delle convinzioni personali che orientano la mia visione della vita, o sarà perché, per pluriennale esperienza di insegnamento, avverto più vicine le istanze di una scuola pubblica e pluralista, non posso condividere le ragioni stesse che hanno indotto a costruire un fronte di contrapposizione, e che, dunque, alimentano faziosità e toni da scomunica. Conosco il fatto solo per aver letto la lettera del dirigente Cusin al vescovo, e, stando alle affermazioni in essa contenute, non capisco che sia stato negato a quest’ultimo l’accesso a scuola. Al contrario. Leggo, infatti, un’esplicita disponibilità ad accogliere il vescovo all’interno della collettività scolastica, proprio secondo le regole e le finalità dell’istituzione stessa. Se il ministero, dunque, dovesse muoversi nei confronti del dirigente, dovrebbe farlo solo per esprimergli una benemerenza, ammesso che chi fa il proprio dovere debba meritarla. E, a proposito di doveri attinenti al ruolo pubblico che si ricopre, mi aspetterei che un presidente di consiglio comunale si impegnasse in parole ed opere riguardanti l’amministrazione della cosa pubblica».

Il riferimento è a Paolo Avezzù, presidente del consiglio comunale, sceso in campo per bacchettare il preside definendo la sua una presa di posizione ideologica. «Così come un senatore della repubblica esaurisse i suoi compiti nell’esame e approvazione delle leggi, nonché nel controllo dell’opera di governo del paese – precisa Anna Avezzù –. Personalmente mi dispiace leggere l’accorata perorazione da parte di una persona, che è anche stata sindaco della nostra città, in merito al ‘bisogno - nella scuola – di più cristianesimo, di valori’ ‘di testimoni di questi valori’. Da parole così formulate io intendo, prima di tutto, che a scuola senza cristianesimo non ci siano valori, poi, dato il contesto, che rappresentanti di questi, per altro non precisati, valori, siano solo gli esponenti dell’istituzione religiosa di riferimento. Se per valori intendiamo criteri guida del nostro pensare ed operare, concepiti in base ad una precisa rappresentazione dell’esistenza, personale e collettiva, bene, la scuola è proprio il luogo dove si insegnano, ovvero dove si insegna, ancor prima, ad esercitare quella consapevolezza critica che può permetterci di comprendere la necessità di un criterio, una regola, da assumere a guida del nostro operare nel e con il mondo».