Badia Polesine (Rovigo), 16 agosto 2018 -  «Non ho avuto paura, però per 20 giorni non riuscivo ad alzarmi dal letto». Gloria Carpi ha 34 anni e abita a Badia Polesine, in provincia di Rovigo. «Ora sto bene». In Veneto fino all'altro ieri i casi di contagio umano dal virus West Nile ufficialmente registrati erano 84, dei quali 59 lievi (con febbri) e 25 più gravi con encefalite. Il numero dei decessi è salito a 3, con quello di una persona, peraltro già gravemente malata (tumore in fase terminale). E mentre dilaga la psicosi, Gloria invita a mantenere la calma. In fondo lei, quel virus è riuscito a sconfiggerlo.

Si ricorda quando è stata punta dalla zanzara?

«Sì, il 15 luglio scorso. Ero a casa, a Badia. Il giorno dopo sono partita per il Belgio. Faccio la manager per un’azienda che produce accessori per auto».

Ha subito avvertito qualche sintomo?

«Dopo due giorni di incubazione mi sono sentita male, la febbre mi è salita, 38,5 il massimo, e non andava giù. Così sono tornata a casa».

Quindi è andata all’ospedale?

«Sì, nel frattempo avevo macchie rosse su tutto il corpo. Sono andata al pronto soccorso dell’ospedale di Legnago (Verona)».

Cosa le hanno detto i medici?

«Avevo i sintomi della mononucleosi, pensavo di aver contratto quella malattia. Mi hanno fatto gli esami del sangue e poi mi hanno rimandato a casa».

Come mai non è stata ricoverata?

«A parte la febbre non avevo mal di testa».

Quindi cosa è successo?

«Niente, la febbre non diminuiva. Avevo caldo, soprattutto alla schiena. Dopo una settimana mi hanno telefonato dal reparto malattie infettive dell’Ulss 5 di Rovigo dicendomi che avevo la febbre del Nilo».

Era preoccupata?

«No, devo dire che i medici mi hanno rassicurato dicendomi che la febbre mi sarebbe passata, dovevo avere solo un po’ di pazienza. Non mi sono mai sentita realmente in pericolo».

Cos'è

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Conosceva la West Nile?

«Avevo letto degli articoli di giornale, ma nulla di più. Non mi era neppure passato per la mente di aver contratto la malattia».

Le hanno prescritto dei farmaci?

«No, la febbre è passata da sola. Non servono medicine, né ricostituenti. Certo è che non riuscivo ad alzarmi da letto. Dovevo bere molta acqua. Nient’altro. Anche perché non c’era rischio che contagiassi altre persone, visto che la West Nile non si trasmette per via aerea».

Mentre lei veniva tenuta sotto stretto controllo medico, nel suo Comune è scattato il piano di prevenzione?

«Sì, sono stati fatti dei sopralluoghi per verificare la presenza di focolai larvali. Poi è iniziata la disinfestazione».

Un consiglio per chi dovesse contrarre il virus?

«Se la febbre sale senza motivo, andate subito dal medico. Non esiste una cura specifica per la West Nile. Si può solo seguire i consigli del dottore e aspettare che passi. La maggior parte delle persone infette, circa l’80 per cento, non ha sintomi. Le forme sintomatiche, invece, si manifestano con sintomi simili a quelli di una influenza: febbre, cefalea, dolori articolari».

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