Massimo Bergamin, 54 anni, con la fascia tricolore
Massimo Bergamin, 54 anni, con la fascia tricolore

Rovigo, 8 febbraio 2019 - Si dice che viaggiare da soli contribuisca alla formazione del carattere dell’individuo. Rafforzi l’autostima e la capacità di apprendimento. Stimoli la riflessione e aiuti a scoprire se stessi. Ma il viaggio in solitaria dell’ex autista di bus, il leghista Massimo Bergamin, 54 anni, rischia di infrangersi contro le regole della democrazia. Quelle che garantiscono la partecipazione democratica dei cittadini alla vita pubblica.

Da poco più una settimana il sindaco di Rovigo è rimasto da solo nella sede del Comune a palazzo Nodari, dopo aver azzerato la giunta. Solo, come quando di sera fa le ronde in città per vedere se tutto è a posto. In attesa che arrivi l’esercito come aveva chieso all’ex ministro Alfano, per tutelare la sicurezza dei cittadini.

Dal 2015 ha cambiato più assessori lui che allenatori Zamparini: cinque per la precisione. Giovedì scorso li ha mandati a casa tutti e otto. Però Bergamin è rimasto in sella, assumendo tutte le deleghe, nel tentativo di rifare una squadra di governo. «Il problema non sono io, ma loro», ha pensato.

Sfiduciato dai consiglieri del suo partito (la Lega) e dalla maggioranza di centrodestra (Forza Italia compresa) continua a navigare a vista. Dando però l’impressione che tutto continui come sempre. Anzi, anche meglio. Organizza conferenze stampa al bar, per annunciare di aver ripristinato la vecchia viabilità attorno alla stazione (che tante proteste aveva sollevato nella cittadinanza). Si impegna e risolve altre problematiche nelle frazioni, dimostrando che si può lavorare anche senza assessori. Già, ma per quanto? Manca poco più di un anno alla fine del mandato e ieri mattina, anziché nominare la nuova giunta come ci si attendeva, ha detto serafico di avere «a disposizione circa 3 milioni di euro subito per la città». Manutenzioni, sistemazione delle strade, ma anche «600 nuove rose da piantare in città», contributi garantiti alle scuole paritarie e all’Accademia dei Concordi, questi in sintesi gli interventi da qui fino a luglio.

Niente da fare. E’ convinto di restare alla guida del capoluogo polesano, quando in molti invece lo danno per morto. E forse avrà pure ragione. Perché nessuno pare volersi assumere l’onere di premere il grilletto. Oggi i vertici provinciali di Lega e Forza Italia, dovrebbero riunirsi per capire come uscirne. Il tutto tenendo conto dell’eventuale ritorno alle urne. «Io non mollo mai», è il motto di Bergamin. E gli assessori? Per quelli c’è tempo, «la prossima settimana, per San Valentino avrete tutti i nomi», ha promesso.

Dopo il tradimento, cerca la pace in attesa del nuovo colpo di fulmine con i suoi concittadini. Le vie di Bergamin sono infinite. Per adesso basta lui, un uomo solo al comando, ma non è Fausto Coppi.