Rovigo, 24 agosto 2018 – Era il 2006 e scoppiava lo scandalo calciopoli, una valanga che trascinò con sé il sistema del calcio italiano, la juve, squadra che in quel periodo era la Ferrari del pallone, e spazzò via la triade formata da Moggi, Giraudo e Bettega. Uno tsunami del quale ha parlato l’altra sera Luciano Moggi che si è raccontato sul palco in piazza Vittorio Emanuele II.

"In quegli anni – questa la sua verità – la Juventus era in vetta al campionato, parliamo di una squadra che vinceva con venti punti di distacco sugli inseguitori. Una squadra che dava fastidio e che andava demolita. Indagini, intercettazioni, condanne. Ma di cosa stiamo parlando?".

Amato ed odiato, a volte deriso ed a volte venerato, questo è Luciano Moggi. Per anni il padre e padrone del calcio italiano, un uomo che faceva girare giocatori e milioni. Finito al centro di un libro intitolato ‘Il pallone lo porto io’, scritto con Andrea Ligabue, giornalista de ‘Il Resto del Carlino’, che è stato aperto, sfogliato e molto discusso nell’ambito di Rovigo Sport Festival. Paolo De Grandis ha presentato la serata intervistando Moggi insieme ai tre giornalisti Mario Bovenzi (Resto del Carlino), Franco Pavan (Il gazzettino) e Luca Crepaldi (La voce).

Di pallone – non solo scandali – si è anche parlato. "Certo che ho giocato a calcio, ero una birba", dice Big Luciano che, a fine intervista, viene circondato ed osannato ancora dai tifosi che lo abbracciano e chiedono un autografo sul suo libro. L’importante è che se ne parli, diceva qualcuno. E, nolenti o volenti, di Big Luciano se ne parla e molto, ancora adesso. Con amore – quello indelebile dei tifosi della Juve – e con rabbia, la rabbia di chi alla fine si sente solo il resto del mondo.