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19 ott 2020

Coronavirus e depressione, 85mila persone affette nella forma più grave

Nella Regione Emilia Romagna solo il 50% viene curato in maniera appropriata. Iniziativa di Fondazione Onda, Osservatorio salute donna

19 ott 2020
alessandro malpelo
(DIRE) Bologna, 16 ott. - In Emilia-Romagna si stima che ci siano circa 85.000 persone che soffrono di depressione maggiore (la forma piu' grave della malattia), ma solo la meta' viene diagnosticata e trattata. A causa della malattia, in regione solo due residenti ogni 100.000 abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidita' nel 2015, con un costo pari a circa 9.500 euro a persona per il Sistema sanitario nazionale. Non solo, secondo lo studio epidemiologico italiano Dory, oltre 11.000 pazienti con depressione maggiore (solo in regione) non rispondono ai trattamenti.     Il quadro emerge in occasione della tappa emiliano-romagnola del percorso di sensibilizzazione di fondazione Onda 'Uscire dall'ombra della depressione', patrocinnato dalla Regione e dalle societa' scientifiche di psichiatria (Sip), di neuropsicofarmacologia (Sinpf), di Cittadinanzattiva e del progetto Itaca. "Il piu' frequente disturbo depressivo e' la depressione maggiore: in un anno ne e' affetto circa il 5% della popolazione generale con eta' maggiore di 15 anni (dati Istat 2018), con un coinvolgimento del sesso femminile doppio di quello maschile", spiega Carlo Marchesi, professore di Psichiatria all'Universita' di Parma. "Maggiore la gravita' dell'episodio e maggiore la sua durata, maggiori saranno le conseguenze per il paziente con perdita del normale funzionamento sociale, lavorativo e familiare e con gravi rischi per la sua vita: il 10-15% delle persone con disturbo depressivo si suicida", continua Marchesi, illustrando i dati ai partecipanti della tavola rotonda virtuale, undicesima tappa del progetto di Fondazione Onda. La depressione, inoltre, ha un forte impatto sulla qualita' della vita e sui costi sanitari e sociali molto elevati. Infatti, come spiega Francesco Saverio Mennini, direttore del Eehta del Ceis dell'Universita' di Roma, non si devono solo tenere in conto i costi 'diretti' delle cure, ma anche quelli indiretti, dove a fare da padrone ci sono quelle previdenziali, rappresentando il 70% del totale. I costi previdenziali hanno avuto "un incremento del 38% negli ultimi cinque anni, legati all'elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttivita' legata al presenteismo". In questo periodo poi, "visto l'incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia e' destinato ad aumentare in maniera preoccupante", avverte Mennini.     In Emilia-Romagna secondo i dati raccolti (ma nel 2015) dall'Eetha, le prestazioni di invalidita' sono concesse a 2,3 persone con depressione ogni 100.000 abitanti. La pandemia "ha contribuito a richiamare la nostra attenzione su un tema, quello del trattamento della salute mentale e del disagio psichico, che ha forti impatti familiari e sociali oltre che sulla qualita' di vita dei singoli", dice Roberta Mori, consigliera e componente della commissione Politiche per la salute e sociali della Regione Emilia-Romagna. La Regione ha recentemente stanziato 38 milioni di euro per rafforzare i servizi territoriali "che prendono in carico le persone affette da disturbi e patologie psichiatriche, nell'ambito di un piu' ampio investimento su tutte le strutture sociosanitarie di prossimita'", ricorda Mori.   (Saf/ Dire) 14:06 16-10-2
In Emilia-Romagna ci sono circa 85.000 persone che soffrono di depressione maggiore
(DIRE) Bologna, 16 ott. - In Emilia-Romagna si stima che ci siano circa 85.000 persone che soffrono di depressione maggiore (la forma piu' grave della malattia), ma solo la meta' viene diagnosticata e trattata. A causa della malattia, in regione solo due residenti ogni 100.000 abitanti hanno ottenuto una prestazione previdenziale per invalidita' nel 2015, con un costo pari a circa 9.500 euro a persona per il Sistema sanitario nazionale. Non solo, secondo lo studio epidemiologico italiano Dory, oltre 11.000 pazienti con depressione maggiore (solo in regione) non rispondono ai trattamenti.     Il quadro emerge in occasione della tappa emiliano-romagnola del percorso di sensibilizzazione di fondazione Onda 'Uscire dall'ombra della depressione', patrocinnato dalla Regione e dalle societa' scientifiche di psichiatria (Sip), di neuropsicofarmacologia (Sinpf), di Cittadinanzattiva e del progetto Itaca. "Il piu' frequente disturbo depressivo e' la depressione maggiore: in un anno ne e' affetto circa il 5% della popolazione generale con eta' maggiore di 15 anni (dati Istat 2018), con un coinvolgimento del sesso femminile doppio di quello maschile", spiega Carlo Marchesi, professore di Psichiatria all'Universita' di Parma. "Maggiore la gravita' dell'episodio e maggiore la sua durata, maggiori saranno le conseguenze per il paziente con perdita del normale funzionamento sociale, lavorativo e familiare e con gravi rischi per la sua vita: il 10-15% delle persone con disturbo depressivo si suicida", continua Marchesi, illustrando i dati ai partecipanti della tavola rotonda virtuale, undicesima tappa del progetto di Fondazione Onda. La depressione, inoltre, ha un forte impatto sulla qualita' della vita e sui costi sanitari e sociali molto elevati. Infatti, come spiega Francesco Saverio Mennini, direttore del Eehta del Ceis dell'Universita' di Roma, non si devono solo tenere in conto i costi 'diretti' delle cure, ma anche quelli indiretti, dove a fare da padrone ci sono quelle previdenziali, rappresentando il 70% del totale. I costi previdenziali hanno avuto "un incremento del 38% negli ultimi cinque anni, legati all'elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttivita' legata al presenteismo". In questo periodo poi, "visto l'incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia e' destinato ad aumentare in maniera preoccupante", avverte Mennini.     In Emilia-Romagna secondo i dati raccolti (ma nel 2015) dall'Eetha, le prestazioni di invalidita' sono concesse a 2,3 persone con depressione ogni 100.000 abitanti. La pandemia "ha contribuito a richiamare la nostra attenzione su un tema, quello del trattamento della salute mentale e del disagio psichico, che ha forti impatti familiari e sociali oltre che sulla qualita' di vita dei singoli", dice Roberta Mori, consigliera e componente della commissione Politiche per la salute e sociali della Regione Emilia-Romagna. La Regione ha recentemente stanziato 38 milioni di euro per rafforzare i servizi territoriali "che prendono in carico le persone affette da disturbi e patologie psichiatriche, nell'ambito di un piu' ampio investimento su tutte le strutture sociosanitarie di prossimita'", ricorda Mori.   (Saf/ Dire) 14:06 16-10-2
In Emilia-Romagna ci sono circa 85.000 persone che soffrono di depressione maggiore

Bologna, 19 ottobre 2020 - L'epidemia da Coronavirus ha acuito un disagio che si esprime in termini di crisi di ansia, depressione, insonnia, paure irrazionali, attacchi di panico, tanto che l'Oms ha parlato di una pandemia parallela anche sotto il profilo della salute mentale. In Emilia Romagna si stima che siano 85mila le persone che soffrono di sintomi depressivi nella forma più grave, di questi solo il 50% viene a galla.

Oltre 11mila persone con depressione maggiore, tra quante arrivano ai trattamenti, mostrano scarsa o nulla risposta alle terapie iniziali, secondo l'analisi su base regionale dei dati dello studio Dory, volto a identificare soggetti affetti da depressione resistente ai farmaci di primo impiego. Una zona grigia emersa in occasione della tappa emiliano-romagnola del percorso di Fondazione Onda (Osservatorio salute donna) intitolato 'Uscire dall'ombra della depressione', patrocinato dalla Regione, dalla Società italiana di psichiatria (SIP), dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf), da Cittadinanzattiva e dal progetto Itaca. La depressione impatta sulla qualità della vita e i rivolgimenti legati al Covid-19 aggravano il quadro.

"I costi diretti non sono l'unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere il peso economico e sociale di questa patologia - ha dichiarato Francesco Saverio Mennini, professore di economia sanitaria, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa promossa a Bologna - basti pensare ai costi previdenziali, che hanno avuto un incremento del 38% negli ultimi cinque anni, legati all'elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore".

La pandemia sta comportando ripercussioni anche sulla tenuta delle famiglie e sull'equilibrio dei singoli individui. “La Regione Emilia-Romagna – ha affermato Roberta Mori, componente della Commissione regionale politiche per la salute e sociali - ha stanziato di recente 38 milioni di euro destinati al rafforzamento dei servizi territoriali che prendono in carico le persone affette da disturbi e patologie psichiatriche, nell’ambito di un più ampio investimento su tutte le strutture sociosanitarie di prossimità. Malattie come la depressione, in particolare, proprio per la dimensione sociale che la connota, vanno intercettate per tempo e richiedono trattamenti sempre più personalizzati nonché prese in carico integrate coi bisogni delle famiglie. Prevenzione e appropriatezza della cura sono le vere sfide che la Regione deve affrontare in questo tempo di crisi, senza lasciare nessuno indietro”.

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