Marcello Tavio dirige il reparto di malattie infettive dell’ospedale di Torrette di Ancona
Marcello Tavio dirige il reparto di malattie infettive dell’ospedale di Torrette di Ancona

Ancona, 1 aprile 2020 - Così come in tempi normali tutti si improvvisano allenatori di calcio, in questa fase di emergenza Coronavirus molti tendono a diventare esperti epidemiologi. È in questo humus fertile che nascono e si alimentano le fake news, un peccato mortale in una fase così delicata. Per aiutarci a capire qualcosa di più abbiamo intervistato il dottor Marcello Tavio, presidente della Simit, la Società italiana di malattie infettive e tropicali, e primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Torrette di Ancona.
Dottore, ci può dare una notizia buona e una cattiva sul Coronavirus?
"Preferisco invertire dandole prima quella cattiva: dobbiamo essere onesti con le persone, ad oggi non esiste alcuna cura scientificamente provata in grado di combattere efficacemente il Coronavirus. Non ci sono sul mercato antivirali in grado di farlo, cure validate insomma, ci sono soltanto studi e sperimentazioni cliniche".
E la buona?
"Appunto che esistono decine se non centinaia di gruppi di lavoro in tutto il mondo a caccia di soluzioni terapiche e di un vaccino per contrastare la pandemia. In alcuni casi si sta correndo e vale il concetto del ‘più siamo meglio è’. Si tratta di studi svolti con criteri scientifici e non con mezzi di dubbia efficacia che difficilmente supererebbero lo scoglio del comitato etico".
Ci aiuta a capire?
"Così come ci sono tanti gruppi di lavoro nobili e capaci, in giro ce ne sono anche tanti altri a cui non affidarsi, soggetti pericolosi".
La sperimentazione con il Tocilizumab, ad esempio, lei come la giudica?
"Assolutamente bene. Non è un mistero che alcuni siano partiti prima, ma ormai in Italia in molti centri ospedalieri la sperimentazione con quel farmaco anti-infiammatorio usato per le polmoniti interstiziali è già attiva e anzi pronta a dare i primi risultati. Tra una decina di giorni dovrebbero essere resi noti. Già sappiamo che qualcuno ha risposto bene, ma prima di fare commenti inopportuni è meglio attendere l’esito".
Sull’Avigan ha una posizione simile.
"Il discorso è lo stesso del Tocilizumab, ma in questo caso ho qualche dubbio in più. Tuttavia preferisco attendere i risultati ufficiali della sperimentazione".
Una terapia farmacologica specifica arriverà prima del vaccino, è d’accordo?
"Penso proprio di sì, immagino che per quello siano necessari tra i 6 e i 12 mesi. In maniera ottimistica, spero che sia pronto per la fine dell’anno".
Molti cittadini si chiedono come mai non sia possibile avere un vaccino in tempi più rapidi.
"Purtroppo in questo campo c’è molta disinformazione e dobbiamo dire grazie proprio ai no-vax e alla loro sub-cultura. Per anni, in passato, tanti, troppi hanno demonizzato e banalizzato i vaccini, arrivando a dire che erano pericolosi, inutili e dannosi. Adesso gli stessi pensano che sia tutto facile, basta buttare qualche farmaco dentro uno shaker, agitare e turar fuori il salvavita. Ci vorranno anni per sistemare i danni provocati da quella follia".
Riaprire tutto e subito o fare le cose con cautela, lei su quale posizione si pone?
"Premetto che io sono un medico ed un epidemiologo e non un politico. Detto questo è chiaro che in una fase come questa, ossia quando si sta per raggiungere il cosiddetto plateau dei contagi, nella speranza di iniziare una discesa, assumere determinati provvedimenti potrebbe essere pericoloso. Noi, da esperti, dettiamo le regole scientifiche, tra cui il distanziamento sociale, alla politica spetta il resto, ossia il rispetto delle regole. Se vogliono riaprire lo facciano. Le misure di contenimento sono state fondamentali. Il problema non è stato imporre le misure, ma sarà toglierle".
Infine i tamponi.
"Ogni caso sospetto deve, lo sottolineo, essere soggetto a diagnosi per avere la certezza. Tamponi ai sintomatici vanno fatti a tappeto e se non bastano i mezzi lo si dica agli italiani e si trovino le misure per risolvere il problema".