C’è una cosa che non ho mai rivelato fino ad oggi. Alla vigilia del Gran Premio di San Marino del 1994, Ayrton Senna mi aveva promesso che presto sarebbe venuto a visitare la sede del Carlino. Lui, campionissimo brasiliano, asso idolatrato dell’automobilismo planetario, era molto legato alla terra dei motori. Senna non aveva mai guidato una Ferrari, ma era innamorato della Rossa. E immaginava di chiudere la sua gloriosa carriera in Emilia, a Maranello, nell’Emilia del nostro giornale. Il destino ha voluto diversamente. Alle ore 14,17 di domenica 1 maggio 1994, festa del Lavoro, la Williams di Ayrton sbandò bruscamente nei paraggi della curva del Tamburello. Scoprimmo poi che sulla monoposto aveva ceduto lo sterzo, riparato in modo maldestro proprio alla vigilia della gara di Imola. L’impatto con il muro fu tremendo: in pratica Senna morì sul colpo, anche se ufficialmente il decesso venne certificato in ospedale, a Bologna, poche ore più tardi. Per il mestiere che faccio, ho ripensato spesso a quella giornata crudele ed indimenticabile. Ho rivisto mentalmente milioni di volte la scena dell’impatto, la frenesia dei soccorsi, la disperazione di medici ed infermieri. Ayrton era un mio amico: eravamo coetanei, appartenevamo alla stessa cultura generazionale, lui guidava e vinceva, io scrivevo ed esaltavo le sue imprese. Ma quel giorno, un giorno tradizionalmente di riposo per i giornali, mi trovai a scrivere della sua tragedia. Non da solo: con una coraggiosa intuizione, sfidando le immaginabili difficoltà organizzative, l’editore Andrea Monti Riffeser e il direttore Marco Leonelli decisero di preparare una edizione straordinaria del Carlino. L’evento era troppo grosso e troppo sconvolgente per aspettare la riapertura di redazioni e rotative. La cosa che mi colpì e che ancora mi com- muove fu quel pellegrinaggio, verso sera, di colleghi e di tipografi, di correttori di bozze e di addetti alla distribuzione: spontaneamente, avevano tutti deciso di rinunciare alla festa del Lavoro. Si rendevano conto, ci rendevamo conto, che misteriosamente ci eravamo ritrovati là dove mai avremmo immaginato di essere: a rendere testimonianza, con il nostro operare, di un sentimento popolare, di un lutto collettivo. Quella domenica scrissi, d’impeto, dozzine e dozzine di articoli. Tra l’angoscia che picchiava in testa e l’esigenza di “chiudere” in tempo l’edizione straordinaria, non ci fu spazio per le lacrime. Solo quando mi misero in mano la prima copia, che gelosamente ancora conservo, scoppiai a piangere. Mi era venuto in mente che Ayrton Senna la sede del Carlino, via Enrico Mattei 106 a Bologna, non l’avrebbe mai visitata.