Expo 2015

Per sei mesi l’Italia ha vissuto con la testa iridata. Dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, Milano e l’intero Belpaese hanno ospitato l’Expo, una vetrina unica del “made in the world”. L’idea - portata avanti dal sindaco meneghino allora in carica, Letizia Moratti, a dispetto di polemiche, ostacoli e scandaletti vari (leggi tangenti) -, è risultata, nonostante tutto, vincente, perché è diventata il volano ideale, nel momento giusto e nella città giusta, per far ripartire il Paese dopo sei anni di profonda recessione. I riflettori internazionali si sono spostati sulla capitale morale d’Italia che, per sei mesi, è stata anche la capitale morale del mondo. Il titolo della kermesse, “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, è stato azzeccatissimo perché mai come in questi tempi di altissima tecnologia e di grandi scoperte scienti che, le disparità tra un continente e l’altro sono diventate enormi e il problema della fame è assolutamente prioritario per molte popolazioni. Soprattutto per il mondo cattolico: come sottolineava il Concilio Vaticano II, l’uomo è “uno di anima e di corpo”, due poli costitutivi in necessaria unità come i poli di una calamita. Scienziati ed esperti hanno, così, affrontato il tema con attenzione e la Carta di Milano è stata la sintesi del contributo che la passerella di Rho-Pero ha offerto direttamente per tentare di superare la grave emergenza. Ma al di là dei suoi contenuti peculiari, l’Esposizione è stata una specie di Freccia del Nord unica e irripetibile, a cominciare da tutta la Padania e dalla grassa Emilia, che ha consentito a Milano e al Settentrione in particolare di voltare pagina. Anche se, sul fronte della ricettività alberghiera e dei servizi vari, non ci sono stati quei ritorni che molto si aspettavano, la metropoli lombarda è tornata ad essere, in tutti i sensi, la locomotiva economica dell’Italia. Se negli anni Ottanta abbiamo vissuto la “Milano da bere”, un mito dopo la stagione buia della contestazione, nel 2015 c’è stata la “Milano da mangiare”, tra i tantissimi ristoranti multietnici dell’Expo (e non solo) e il nuovo volto che la metropoli ha saputo offrire: per rendersene conto, basta dare un’occhiata a tutti i grattacieli sorti attorno alla stazione Garibaldi che hanno trasformato il quartiere in una piccola (ma neppure tanto piccola...) New York. Una città pulsante e viva come ai tempi del miracolo economico e come, appunto, agli anni Ottanta da bere. Anche perché, nel semestre d’oro, sono sbarcati a Malpensa o a Linate tutti i Vip, a cominciare dai potenti della Terra come il russo Putin o il francese Hollande, per non parlare della “first lady” per antonomasia, Michelle Obama. è proprio vero che non c’è nulla di nuovo sotto la Madonnina. Se l’Esposizione Universale del 1906 aveva lanciato Milano, che ancora allora faceva da traino nella penisola, verso il periodo d’oro della Belle époque e dei mitici anni antecedenti allo scoppio della Prima Guerra mondiale, che, purtroppo, paralizzò tutto, la speranza è che Expo 2015 consenta davvero all’Italia di voltare pagina, ma, stavolta, senza alcuna interruzione di sorta.