È azzurro il cielo sopra Berlino. Il 10 luglio 2006 il Resto del Carlino titola in prima pagina «Campioni, campioni, campioni, campioni», incorniciando con quelle parole la foto di Fabio Cannavaro, capitano dell’Italia mondiale, mentre alza la Coppa Fifa nel cuore dell’Olympiastadion. È il quarto titolo per gli azzurri, il quarto capitolo di una saga cominciata nel 1934. E questa volta il successo ha il sapore del thrilling. Arriva ai calci di rigore dopo 120 minuti di passione, con la gara bloccata sull’1-1 dai gol di Zidane (su calcio di rigore) e Materazzi. Dodici anni prima i tiri dal dischetto erano stati fatali all’Italia di Sacchi, con gli errori di Baggio e Baresi dagli undici metri e il pianto dirotto del capitano azzurro fra le braccia del Ct. Ma l’Italia del 2006 ha altra tempra, è abituata al clima di battaglia, ha grinta e determinazione da vendere. La Juve, che offre la sua ossatura alla nazionale di Lippi, è uscita con le ossa rotte dal ciclone di Calciopoli, ha lasciato sul campo due scudetti ed è stata declassata in serie B.Ad accompagnare gli azzurri in Germania non c’è più un presidente federale ma il commissario straordinario Guido Rossi e il clima di tensione si taglia a fette nel ritiro azzurro. Il Mondiale tedesco diventa così una straordinaria occasione di rilancio per tutto il movimento calcistico italiano. E la squadra di Lippi non fallisce le attese. Con il suo gioco, che miscela fiammate spettacolari a momenti di puro controllo della gara, il Ct arriva fino alla semifinale contro la Germania, a Dortmund. È qui che l’Italia compassata e diffidente che seguiva gli azzurri con pochi fremiti, riscopre la passione. La sfida con i tedeschi si decide ai supplementari con Grosso e Del Piero a firmare una vittoria esaltante, degna della grande tradizione di questi duelli. La finale con la Francia di Zidane corre sulle stesso binario di equilibrio e di grande incertezza. E quando, nei tempi supplementari, i bleus sembrano più freschi e vitali, succede l’incredibile. Dopo un battibecco con Materazzi, difensore centrale azzurro, Zizou rifila una testata violenta al petto dell’italiano che crolla a terra. Il megaschermo dello stadio rimanda impietosamente l’immagine e l’arbitro è costretto ad espellere la stella francese.È proprio questo il momento di svolta della finalissima. L’Italia rinfrancata, approda ai calci di rigore. E lì i nostri calciatori si trasformano in cecchini inesorabili. Fanno centro Pirlo, Materazzi, De Rossi e Del Piero, mentre Trezeguet calcia un bolide contro la traversa.Tocca al giovane Grosso, difensore di fascia sinistra, vera rivelazione del mondiale, la responsabilità di calciare il rigore decisivo. Grosso prende la rincorsa con l’inconscia sicurezza dei suoi giovani anni e infila la porta francese. Il quarto Mondiale ha il suo sigillo e il cielo sopra Berlino si tinge di azzurro.