Celebrazione Ottavo Centenario
Celebrazione Ottavo Centenario

La celebrazione dell’VIII centenario dello Studio bolognese, il 12 giugno 1888 per bocca di Carducci, segna uno spartiacque nella storia dell’Università e in quella della città stessa. Nessuno aveva mai pensato di solennizzare la ricorrenza e, in un’Italia da poco unita, per Carducci è un «dovere nazionale» che, rievocando le origini matildiche (e quindi imperiali) e comunali, ben risponde alle esigenze anticlericali del tempo. «La università in Parigi, teologica, fu dei maestri; in Bologna, giuridica, fu degli scolari». La celebrazione è l’occasione per fi ssare una data di nascita, il 1088, che, seppur incerta, fa di Bologna la più antica università. La datazione si basa sulle parole di Odofredo, morto nel 1265: «Distrutto lo Studio in Roma, i libri legali furono trasportati in Ravenna, e da Ravenna a questa città di Bologna». I ‘libri legali’ erano i testi emanati da Giustiniano tra il 533 e il 534, considerati la base del diritto. Il germanico Wirnerius (Irnerio) e il suo maestro Lanfranco del Bec a Bologna «scoprono le leggi romane e le insegnano» (Padovani). Aver trovato i libri però non basta. Matilde di Canossa, vicaria dell’imperatore, affi derà proprio a Irnerio il compito di spiegarli e di applicarli alla vita. Nasce così il primo trattato di procedura (Gaudenzi) che fa di Irnerio primus illuminator. Bologna diventerà così famosa da guadagnarsi, proprio in occasione dell’ottavo centenario e ad opera degli studenti germanici, l’appellativo di Alma Mater Studiorum. Il nono centenario, nel 1988 sotto la regìa del rettore Fabio Roversi-Monaco, farà nascere la Magna Charta, sottoscritta da centinaia di rettori italiani e stranieri per ribadire i concetti di autonomia e di libertà e quello delle università quale elemento fondante dell’Unione europea. «Ecco perché – chioserà Giovanni Spadolini – noi che abbiamo celebrato un secolo fa, attraverso l’Università di Bologna, quella certa idea dell’Italia, celebriamo oggi, cento anni dopo, quella certa idea dell’Europa». E domani, nel 2088, cosa celebreremo per il Millenario? Quale università troveranno i nostri nipoti? Servirà ancora, mentre avanza la didattica on line, un luogo fi sico per l’insegnamento e la ricerca? Riuscirà l’università a tenere il passo di internet? Di una cosa siamo certi: servirà ancora una struttura ‘lenta’ che insegni i fondamentali. Perché non ci sarà algoritmo senza matematica, genetica senza ricerca, politica senza storia. Perché «in un teatro del mondo tanto più assordante ed effi mero di quello barocco» servirà «la parola dialogante, la ricerca in comune di un senso», tipici della modalità universitaria. Erano le parole di Ezio Raimondi al Nono centenario ma potrebbero essere quelle di Byung-Chul Han, il più effervescente decrittatore del web. «Gli abitanti del panottico digitale vivono nell’illusione della libertà». Laddove invece Libertas è la parola più bella scritta sul gonfalone dell’Alma Mater. A difesa di tutti e della cultura. Contro le barbarie di risorgenti fanatismi.