Il muro di Berlino

Il “muro” cadde la sera del 9 novembre 1989, per errore e per caso, termini che non piacciono agli storici. Nessuno aveva previsto l’evento, anche se tutti se lo auguravano, e quando accadde nessuno seppe che fare. Come avrebbe reagito l’Unione Sovietica? Mezzo milione di soldati dell’Armata Rossa, oltre un migliaio di carri armati, erano stazionati intorno alla città divisa, la più alta concentrazione di forze militari nella storia dell’umanità. La fine del “muro” che cambiò la storia dell’Europa e del mondo, avvenne senza il minimo spargimento di sangue. Poche settimane prima, Erich Honecker, il capo della Ddr, aveva dichiarato: “Il 'muro' resterà per un secolo ancora”. Ma Gorbaciov a Berlino per l’anniversario della Ddr, il sette di ottobre, aveva ammonito: “Chi tardi arriva, lo punisce la storia”. Erano giorni inquieti, cupi e freddi nell’autunno prussiano. I giornalisti affollarono la sala della conferenza stampa al Centro informazioni della Ddr. Il portavoce Günther Schabowski cominciò a leggere un comunicato redatto nel consueto stile burocratico marxista. Difficile seguirlo. Ai tedeschi dell’est sarebbe stato consentito, annunciò, di recarsi all’ovest e di tornare indietro. Il corrispondente dell’agenzia Ansa a Berlino Est, Riccardo Ehrman, giunse in ritardo, non trovò posto, e sedeva su uno sgabello di fortuna, proprio sotto la pedana di Schabowski, suo amico personale di lunga data. E gli pose la domanda fatale: “La norma vale anche per i berlinesi dell’est?” Scha-bowski fu colto di sorpresa. Cominciò a controllare il foglio con gli appunti che teneva in mano: Nein, ja, forse, no, e quindi, un sì fatale. Se si poteva andare e tornare a che cosa sarebbe ancora servito il “muro”, la più odiosa frontiera della storia, come veniva definito? Ma non tutti se ne resero conto. Si poteva trasmettere la notizia, giunta in un groviglio di parole confuse? Egon Krenz, l’ultimo capo della Ddr, confessò in seguito: “Avevo previsto di aprire il muro, qualche giorno dopo, e il compagno Günther, con il suo errore rovinò tutto.” È la verità, o una menzogna? I primi berlinesi cominciarono a giungere al “muro” dopo un paio d’ore. I vopos, le guardie di frontiera, erano all’oscuro. Videro giungere quella massa di gente che pretendeva di passare. Come avrebbero reagito? Nessuno perse il controllo. I berlinesi ridendo e in lacrime passarono all’ovest, invasero il paradiso occidentale, vietato per 28 anni. Molti rimasero arrampicati sul “muro”, a cavalcioni, in piedi in un equilibrio precario, come a volere occupare quella lunga barriera di cemento, negarla e cancellarla con i loro corpi. Ancora all’alba si temeva che si potesse tornare indietro. Il cancelliere Helmut Kohl, che si trovava a Varsavia, esitò a interrompere la visita per precipitarsi a Berlino. E se fosse stato un “incidente”, un errore appunto, la sua presenza avrebbe potuto scatenare tragiche reazioni. Ma la storia accelerò di colpo, inarrestabile. Meno di un anno dopo veniva sancita la riunificazione delle Germanie. Era finita la guerra fredda. Ma la pace nel mondo fu una breve illusione.