9/10/1963 - DAL MONTE TOC SI STACCANO 260 MILIONI DI METRI CUBI DI ROCCIA
9/10/1963 - DAL MONTE TOC SI STACCANO 260 MILIONI DI METRI CUBI DI ROCCIA

Eravamo 1200, nel cinema all’aperto allestito nella diga. Cielo stellato, aria gelida, speroni di roccia dalle ombre misteriose, echi lontani e inquietanti suggestioni. Nel buio del Vajont andava in scena 38 anni dopo e proprio lì, dove la frana aveva costruito l’onda mostruosa, il replay cinematografico del disastro del 9 ottobre 1963, e le voci del lm, ampli cate dall’invaso e dall’aria tersa, parevano minacce soffiate da sinistri fantasmi nascosti chissà dove. Dalla poltrona di quarta la guardavo la sagoma deforme del Toc, il grande monte detto “patac”, che nel gergo locale sta per “marcio”, e quel solitario spettatore appollaiato come un animale notturno su una roccia, la testa bassa e la mente chissà dove. “Scampò alla morte a 13 anni, insieme con la nonna”, chiarì un sussurro dalla la dietro. Proprio in quel momento la frana cinematografica scese nella diga in un nuvolone di polvere, l’onda assassina si alzò improvvisamente sullo schermo e quando il rombo possente del suo balzo corse all’indietro tutta la platea spalancò per un attimo gli occhi e trattenne il respiro. E dentro a quella pausa, piccola magia, il solitario spettatore scomparve nel buio come se l’acqua l’avesse trascinato chissà dove. C’era la luna anche il 9 ottobre 1963 e vestiva la montagna di un chiarore ambiguo e un po’ tetro. Il Toc stava male da tempo, ma i cedimenti dei suoi bricioloni di roccia e i suoi tremori sempre più profondi suscitarono solo pareri discordi e vaghe considerazioni. Nessuna iniziativa.Vista dall’alto Longarone di Belluno, distesa con le sue lucine proprio sotto la diga, pareva un piccolo firmamento alla rovescia. Ma alle 22,39 l’immagine divenne un ricordo. Il Toc sparò il suo proiettile di 260 milioni di metri cubi di roccia nei 115 milioni di metri cubi di acqua dell’invaso a una velocità di 108 chilometri l’ora. L’impatto costruì una terrificante onda alta più di 200 metri che prese la via del cielo, ricadde in un frastuono di acqua impastata di sassi, superò il parapetto e scese sulle case in un rombo mostruoso seguito da una scia di acqua polverizzata e gelida. E allora, poco dopo, il silenzio della morte si accese di voci, di sirene e di ordini, di divise, di urla e di domande. La luce del nuovo giorno diede il via alla conta dei morti e a quella dei “presenti”. Ci volle tempo per organizzare un nuovo cimitero di 1910 croci tutte uguali, allineate come un esercito senza voce.