Qualcuno dice che Fidel Castro abbia già scelto in gran segreto la sua tomba proprio tra le montagne dalle quali partì la rivoluzione cubana. Al suo fianco però, come avvenne per tante battaglie più di 60 anni fa, non ci sarà l’inseparabile “Che” che aveva lasciato il Leader Massimo e Cuba dopo i tempi difficili nella gestione del potere a L’Avana quando il medico e scrittore argentino di origini altoborghesi, amante di Neruda e degli scacchi, non riuscì ad adattare i suoi romantici e rigidi principi della rivoluzione contro Batista, all’arbitrario e cinico pragmatismo latino americano che anche Castro dovette adottare. Convinto di poter sopravvivere solo con la passione e senza compromessi, il Che lasciò il governo castrista per tornare a combattere, come se la guerriglia rappresentasse la sua “purificazione spirituale”. Era convinto ingenuamente che il “miracolo di Cuba” potesse ripetersi in tutte le zone oppresse dell’ America Latina e del mondo, dove, secondo lui, il mitra avrebbe aiutato a sollevare il popolo più di qualsiasi medicina. Il Che provò ad esportare la “ricetta combattente” anche nella Repubblica Democratica del Congo, ma il suo viaggio finì in Bolivia nell’ottobre del 1967 quando qualcuno lo tradì e venne catturato dall’esercito boliviano manovrato dalla CIA che lo fece prigioniero a La Higuera dove lo uccisero a sangue freddo, per fotografarlo, mutilarlo e dare le sue immagini in pasto al resto del mondo “rivoluzionario” per poi seppellirlo in una località mai rivelata. Più di 30 anni dopo, nel 1997, quando Fidel già malato continuava a regnare a Cuba insieme al fratello Raul, i suoi resti vennero scoperti da una missione di antropologi e riportati a L’Avana nel Mausoleo di Santa Clara. Oggi Ernesto “Che” Guevara un mito per diverse generazioni, avrebbe 87 anni e in pochi riescono ad immaginare una sua reazione composta davanti all’abbraccio e alla stretta di mano che Raul ha dato a Obama pochi mesi fa avviando il processo per riprendere normali relazioni diplomatiche fra Cuba e gli Usa. “Hasta la victoria siempre...e...O patria o muerte...” sono slogan che non si sentono più nemmeno a Cuba. I rivoluzionari cubani con la discesa dalla Sierra Madre hanno ottenuto un risultato straordinario. Oggi Cuba non esporta più guerriglieri o mercenari, ma solo medici. Non ci sono nemmeno più motociclette che attraversano l’America Latina piena ancora di sogni di riscatto. Fidel è sopravvissuto a questo lungo passaggio della storia, e ha visto anche l’intervento del Papa per il disgelo nella sua Cuba. Il “Che” è rimasto in una piccola urna, ma quando il tempo verrà, potrebbero ritrovarsi nuovamente insieme al mausoleo di Santa Clara e la loro rischia di diventare un’altra volta una conversazione non facile.