Mussolini e Hitler studiano le mappe

Il balcone è sempre lo stesso. Le decisioni sono sempre «solenni». Gli applausi? «Vivissimi» (e ti pareva). Le acclamazioni? «Vibratissime». Piazza Venezia, 11 dicembre del 1941. Il Duce annuncia a un’immensa folla l’ennesima sciagurata e criminale impresa: la dichiarazione di guerra agli Stati Uniti. Il giorno prima, Adolf Hitler aveva fatto lo stesso al Parlamento tedesco. Il quadretto delle alleanze, meglio: la pellicola dell’orrore, si completa con il Giappone. In sostanza, Mussolini entra in guerra con la più grande potenza industriale del mondo. Un grandissimo giornalista,Giovanni Ansaldo, osserva, non senza ironia: «Ma il Duce l’ha visto mai l’elenco dei telefoni di New York?». Già, i numeri. Se prendiamo i dati risalenti al 1937, apprendiamo che nella sola New York ci sono 1.072.889 apparecchi. In Italia 333.007, l’1 per cento di tutto il mondo. Ancor più significative le cifre degli Stati Uniti nel loro complesso: sono 21.679.000 i telefoni, il 59 per cento del totale mondiale. Poi, tanto per dire, ci sono altre cifre che, forse, sarebbe stato meglio valutare con più attenzione. La popolazione: 133.000.000 negli Stati Uniti, 41 milioni in Italia. La produzione di frumento: 250 milioni di quintali degli statunitensi di fronte ai 63 delle nostre contrade. E poi un altro elemento, decisivo in una guerra: le ferrovie. I chilometri negli Usa sono 401mila. Da noi, poco più di 17mila. In un mese, gli Stati Uniti producono l’armamentario bellico accumulato dall’Italietta fascista fino al 1941. In Nordamerica vengono immatricolate in due giorni le auto che noi immatricoliamo in un anno. E potremmo continuare all’infinito. La tronfia retorica del dittatore parla di «vincere e vinceremo». Sappiamo tutti com’è andata a finire. Eppure, le veline di regime vomitano frasi del genere: «Lo storico avvenimento, celebrato nell’augusta cornice di Piazza Venezia, ha avuto come prime correnti di entusiasmo le manifestazioni svoltesi dinanzi alle Ambasciate della Germania e del Giappone, dove fiumane di popolo si sono recate a testimoniare la solidarietà unanime e ardente di tutto il popolo italiano». Sono le 14.30. «Il ministro degli Affari Esteri, conte Ciano, ha ricevuto a Palazzo Chigi l’incaricato d’affari degli Stati Uniti d’America e gli ha fatto la seguente comunicazione: “S.M. il Re e Imperatore dichiara che l’Italia si considera da oggi in stato di guerra con gli Stati Uniti d’America”». La catastrofe è sempre più vicina. Mai andare contro la Storia.Tanto, prima o poi, come diceva il leader socialista Pietro Nenni, i conti tornano. Sempre.