“Azzurri cuor di leone campioni del mondo”. Il titolo de “il Resto del Carlino” del 12 luglio 1982 riassume l’entusiasmo e la passione dell’Italia intera per il trionfo mondiale allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, uno dei grandi templi del calcio. Quella giornata magica, firmata dai gol di Rossi (ribattezzato Pablito dai telecronisti spagnoli), Tardelli e Altobelli ha un posto d’onore nelle memorie calcistiche del paese. Rappresenta il momento emotivamente più alto della passione azzurra, un vertice di gioia ed euforia che nep- pure la vittoria di Berlino 2006 ha saputo eguagliare. Forse perché il trionfo del Ct Enzo Bearzot e del suo gruppo di fedelissimi sovvertì tutti i pronostici, dopo una prima fase del Mondiale grigia e anonima. Fu il Mondiale dei veleni e dei silenzi-stampa contro i giornalisti, troppo critici verso i giocatori, ma fu soprattutto il Mondiale dei travolgenti successi contro Argentina e Brasile, le più grandi potenze calcistiche del momento, abbattute una dopo l’altra nel catino bollente dello sta- dio Sarria di Barcellona. La resurrezione di Paolo Rossi, con i suoi tre gol al Brasile, rappresentò il momento di svolta del torneo. Difeso a spada tratta da Bearzot, Pablito divenne l’amuleto dell’Italia e il Pichichi (il cannoniere) del Mondiale con 6 gol. Andò a segno due volte contro la Polonia in semifinale e poi nella finalissima del Bernabeu sotto gli occhi del presidente Pertini. E qui aggiungo una doverosa nota personale. In quel magico Mundial io ero il più giovane inviato presente con i miei 25 anni. Avevo seguito prima il Brasile a Siviglia e poi i gironi di Madrid, godendomi in televisione dalla camera d’albergo dell’ho- tel Eurobuilding i trionfi azzurri contro Argentina e Brasile. Il mio Mondiale parallelo mi aveva con- dotto a Siviglia per la semifinale Germania-Francia e poi ad Alicante per la nale terzo e quarto posto. Ma quel giorno al Bernabeu non potevo mancare. E la fortuna mi offrì un regalo speciale. La mia postazione telefonica, per trasmettere il servizio, era centralissima, due le sotto il re di Spagna Juan Carlos e il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Così seguii la partita con un continuo ping pong fra campo e tribuna. Da una parte i gol di Rossi,Tardelli e Altobelli e dall’altra lo scatenato presidente tifoso che si alzava ad ogni segnatura davanti all’impietrito cancelliere tedesco Schmidt: uno spettacolo nello spettacolo. Lui il presidente partigiano quasi ottantenne a saltare come un ragazzino, lo stadio colorato di azzurro e io a godermi la più grande gioia della mia vita da inviato. Che notte quella notte, a Madrid.