Sul muro di Via Mascarella, nella città universitaria di Bologna, hanno aggiunto una targhetta. L’hanno appoggiata sulla lastra di plexiglass - che era stata profanata da un graffitaro incosciente e subito pentito - per spiegare cosa sono quei fori cerchiati dal gesso bianco.“Segnano i colpi d’arma da fuoco - c’è scritto - che i carabinieri esplosero contro Francesco Lorusso l’11 marzo 1977 ferendolo a morte”. Qui, davanti al numero 37 di Via Mascarella, il militante di Lotta Continua viene colpito in pieno petto da un colpo di pistola. Sono le 13,15 di un venerdì freddo. Da mezzogiorno è guerriglia, scontri durissimi tra universitari e forze dell’ordine. Il proiettile non sarà mai ritrovato. La verità giudiziaria, 38 anni dopo, non c’è. Quel giorno il movimento perde l’innocenza. Si consuma una frattura tra studenti e città mai sanata del tutto. Bologna, che non è stata ancora contagiata dalla violenza già esplosa altrove - la Bologna della creatività, degli indiani metropolitani e delle assemblee fumose - diventa un campo di battaglia. Una città smarrita, ostaggio di una rabbia cupa. La sera del 12 viene chiusa radio Alice. Il 13 arrivano i carri armati di Cossiga. In mezzo, quel che scrivono gli inviati del Carlino. I cronisti si addentrano in una città devastata, cinque ore dopo la morte di Lorusso. Silenzio di tomba e lancio incessante di lacrimogeni, toc toc toc.Vetrine in frantumi, fuochi e barricate. Le parole d’ordine di quei giorni nel paese sono autoriduzioni, occupazioni, espropri proletari. Controinformazione e controcultura ma anche P38, che sfilano nei cortei. Nella memoria di tutti la foto scattata a Roma negli scontri del 14 maggio, due giorni prima era stata uccisa Giorgiana Masi. Si vede un ragazzo con il passamontagna che a braccia tese impugna la pistola. E d’ora in poi il movimento sarà questo, l’ossessione dello scontro e delle armi, mentre l’Italia guarda già agli anni Ottanta. Esce La febbre del sabato sera, il film con Travolta, ovunque si aprono discoteche. Per qualcuno la fine del movimento arriva pochi mesi dopo. A settembre, nel grande convegno contro la repressione che richiama al palasport di Bologna folle oceaniche. Anticamera del riflusso. Il ,77 si congeda dalla scena come una meteora. E ci sarebbero stati altri morti, stavolta per la scelta dell’eroina e della lotta armata. Vittime di un’idea nata proprio allora. Quella certezza che diceva, il personale è politico.