Dopo un lungo vagare nella notte ci guidarono i fari che illuminavano l’orrendo cratere, la voragine aperta da un’autocisterna imbottita di esplosivo. Nassiriya, Iraq meridionale, zona a larga maggioranza sciita, è stata la ferita più dolorosa delle missioni militari italiane all’estero.Tutti ricordiamo la foto scattata da Anja Niedringhaus al caporalmaggiore Mattia Piras, la mano che preme sull’elmetto come se volesse contenere le ombre arrembanti della disperazione. Diciannove italiani morti, diciassette militari e due civili, nove caduti iracheni, una mattanza, 250 chili di tritolo lanciati contro la base della Multinational Specialized Unit dei carabinieri a un’estremità di un ponte sull’Eufrate che gli italiani avrebbero voluto chiudere, ma che il comando britannico di Bassora ordinò di lasciare aperto. La filosofia della missione Antica Babilonia era ispirata al principio “stare in mezzo alla gente”, come mi ribadì, anche dopo la carneficina, il comandante dell’Arma, il generale Guido Bellini.“Siamo venuti qui - disse - per collaborare al mantenimento della pace, per aiutare questa comunità a rinascere e per addestrare la nuova polizia irachena”. Qualche giorno prima una delle vittime, il luogotenente Enzo Fregosi, sottoufficiale anziano del Nucleo di protezione del patrimonio culturale, mi aveva raccontato il lavoro da certosino che stava facendo assieme ai suoi uomini sui siti archeologici della zona.“Lei non mi crederà - sorrise compiaciuto - ma quando siamo arrivati l’unica mappa in possesso del sovrintendente iracheno era la fotocopia di un vecchio libro inglese”. Per questo motivo fu duro e sconcertante scoprire che dopo la strage la gente di Nassiriya chiedeva che i militari italiani si allontanassero dal centro abitato. E fu altrettanto desolante apprendere che tutti sapevano con assoluta precisione chi aveva tirato le la prima ancora che a un settimanale arabo pubblicato a Londra, Al-Majallah, arrivasse la rivendicazione ufficiale dell’organizzazione di Bin Laden.“La gente - mi con dò Salam Abdul Qadum - è terrorizzata. Non dai militari italiani, ma dai terroristi di Al-Qaeda. Stanno portando la loro guerra in mezzo alle nostre case”. Dall’orrendo magma innescato dall’invasione irachena si sono sprigionati Abu Mussab al Zarkawi e il suo truculento successore, il sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi. Il ministro della Difesa Antonio Martino, arrivato nella capitale del Dhi Qar subito dopo il massacro, in un’intervista affidò al reporter de “il Resto del Carlino” una frase che ora suona profetica: “Nostalgici saddamiti hanno rapporti stretti ed istituzionali con Al-Qaeda”. Al Baghdadi sarebbe stato selezionato nel 2010 da Hussein Samir Abd Muhammad al Khlifawi, un ex colonnello dei servizi segreti dell’Aeronautica di Saddam Hussein ucciso in Siria nel gennaio del 2014.