La storia procede a strappi: grandi fiammate, poi una calma apparente, poi, di nuovo, un evento che cambia tutto, un balzo in avanti (o un tuffo nel passato). Il referendum sul divorzio del 12 e 13 maggio 1974 fu per l’Italia uno choc ma anche una prova di maturità. Più di 37 milioni di elettori furono chiamati a decidere sull’abrogazione della legge Fortuna-Baslini, approvata nel dicembre del 1970. Era la legge che disciplinava il divorzio. Promossa nelle piazze dai radicali, fu approvata in un clima di grande divisione sociale e con la fiera opposizione della Chiesa cattolica. Fortuna era un socialista, Baslini un liberale. Il Pci votò a favore ma non fu il motore dell’iniziativa. La Dc, contraria, non fece le barricate rinviando la battaglia alla consultazione popolare. E infatti subito dopo l’approvazione della legge partì la mobilitazione di alcuni movimenti cattolici (non tutti) che, incoraggiati dalla conferenza episcopale italiana, si attivarono per la promozione del referendum. La Dc di Amintore Fanfani scese in campo per l’abrogazione del divorzio ma i cattolici per la prima volta si spaccarono. L’Italia era cambiata, da paese rurale era diventata potenza industriale e la rivoluzione sessuale aveva lasciato il segno (due anni prima la Corte costituzionale aveva dichiarato l’illegittimità del reato di adulterio, che prevedeva fino a un anno di carcere per la moglie che tradiva il marito). Tanti credenti capirono e sostennero pubblicamente che la legge di Dio non può essere la legge dello Stato e si schierarono per il no all’abrogazione. Il 12 e 13 maggio andarono a votare in 33 milioni, l’affluenza (mai più raggiunta) fu dell’87,7%. Chi votava SÌ voleva la cancellazione della legge, chi votava NO il suo mantenimento. La vittoria del fronte divorzista fu schiacciante: più del 59%. Il SÌ vinse in Veneto, in Trentino e in alcune regioni del Sud, ma non Sicilia e Sardegna. Fu un risultato sorprendente e spiazzante. Se la Dc di Fanfani fu certamente la grande sconfitta, non era stato il Pci di Berlinguer il vero trionfatore. Gli elettori non avevano seguito direttive di partito, si era affermato un atteggiamento laico, libero e maturo, il giudizio personale aveva prevalso sull’appartenenza religiosa e politica. Fu il preludio di altre conquiste civili, sia pure spesso tardive: per il divorzio breve ci sono voluti altri quarant’anni, le unioni civili al di fuori del matrimonio non sono ancora oggi regolamentate. Ma il maggio del 1974 segnò nella coscienza civile degli italiani un giro di boa.