Attentato a Togliatti
Attentato a Togliatti

Usciva dalla Camera da un portoncino laterale di via della Missione, alle 11,30 del 14 luglio (1948), assieme alla compagna di partito (e di vita, compagna clandestina perché il capo dei comunisti, sposato, non poteva avere relazioni adulterine) Leonilde Iotti, detta Nilde. Antonio Pallante, 25 anni, studente di Giurisprudenza, di Bagnoli Irpino, residente col padre appuntato della Forestale a Randazzo, in Sicilia, gli scaricò contro 4 col- pi di pistola calibro 38, tre proiettili (di tipo scadente e penetrazione limitata) lo colpirono alla testa e all’addome. Un attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Palmiro Togliatti, il leggendario “Ercoli”, segretario del Partito comunista, leader dell’opposizione e numero due del Comintern (l’Internazionale dei comunisti fedeli all’Urss di Stalin), per i militanti “Il Migliore”, si accascia sui sanpietrini intorno a Montecitorio. Fino alle cinque del pomeriggio si teme per la sua vita e per la tenuta democratica della neonata Repubblica, percorsa dal brivido dell’insurrezione. Il Paese è paralizzato da fermate delle fabbriche, cortei spontanei (solo nel pomeriggio la Cgil proclamerà lo sciopero generale), blocchi ferroviari, stradali, scontri a fuoco con la polizia e l’esercito, schierati dal ministro dell’Interno Mario Scelba. Si conteranno 30 morti e 800 feriti. Uscito dalla sala operatoria, lo stesso Togliatti, assistito dalla moglie Rita Montagnana, senatrice Pci eletta a Imola, rivolge un appello alla calma via radio: “Sto bene”, dice, “e appena possibile tornerò al lavoro. Grazie agli scienziati italiani (e sottolinea italiani), Frugoni e Valdoni, che mi hanno operato”. C’è un altro episodio che contribuisce a stemperare le tensioni: Gino Bartali, 34 anni, vince il Tour de France. La mattina aveva ricevuto l’incoraggiamento di De Gasperi e la benedizione di Pio XII. Bartali si scatenò e sui cinque picchi francesi recuperò ben 22 minuti sui rivali Bobet e Robic e trionfò. Infervorò la politica e gli italiani: Bartali non salvò la giovane democrazia italiana, ma le dette una bella mano. Intanto si scopre che dietro Pallante c’era solo un esaltato di destra che “voleva colpire un nemico della mia Patria, un membro del Comintern al servizio di una potenza straniera”. Condannato a 13 anni e 8 mesi (ridotti di 3 anni in appello) nel ,53 tornò libero grazie all’amnistia. Guardia forestale pure lui, si è sposato, ha avuto due gli e tanti nipoti. Ultranovantenne, vive a Catania. Il 1948 fu un anno fondamentale per l’Italia: il primo gennaio era entrata in vigore la Costituzione (scritta in 18 mesi!), votata anche dai comunisti nonostante Togliatti fosse stato estromesso dal governo (era stato ministro della Giustizia con Parri e De Gasperi) dopo il viaggio in America (1947) dello stesso De Gasperi. Il 18 aprile la Dc vinse le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana sconfiggendo il Fronte popolare di Togliatti e Nenni. Poi l’attentato. Anche in quella drammatica circostanza Togliatti confermò la cosiddetta “svolta di Salerno” del ,44 per una politica moderata e parlamentare, concordata con Stalin al rientro da Mosca dopo il periodo fascista. Morì a Yalta il 21 agosto 1964. Rigido stalinista, aveva approvato la linea di Nikita Kruscev (XX Congresso del Pcus, 1956) di denuncia dei crimini di Stalin. Gli avversari hanno sempre sottolineato la sua “doppiezza”.