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16 aprile 1893: inizia il tempo di Giovanni Giolitti Giovanni Giolitti è stato uno dei più grandi protagonisti della nostra storia unitaria, al punto che il primo decennio del Novecento italiano viene definito età giolittiana. Alla politica autoritaria e aggressiva di Crispi, acerrimo nemico del socialismo, egli contrappose il dialogo con le nuove forze sociali del paese (socialisti e cattolici), pose le basi per il decollo industriale italiano e introdusse importanti riforme quali il diritto di sciopero e il suffragio universale maschile. La sua azione politica, mirante a modernizzare l’Italia e ad allargare le basi del consenso allo Stato liberale, è tuttora oggetto di interpretazioni contrastanti. Per alcuni fu un astuto conservatore travestito da progressista; per altri un opportunista che accettò senza problemi la dissoluzione delle basi del regime liberale. Per alcuni fu un abile trasformista, grande corruttore della vita politica e parlamentare e personalmente coinvolto nella vicenda della Banca Romana. Per altri fu ideatore e realizzatore di una società moderna e democratica. Va detto però che la situazione politica, economica e sociale dell’epoca era tutt’altro che di facile interpretazione e gestione, in quanto l’Italia si trovava ad essere fanalino di coda nella corsa verso la modernizzazione economica e l’espansionismo coloniale. Il presunto “doppio volto” di Giolitti ben si adattava quindi a rappresentare la reale situazione di un paese drammaticamente spaccato tra un Nord neo-industrializzato e un Sud appena strappato ai retaggi secolari dei regni latifondisti, terreno fertile su cui, proprio in quei decenni, attecchì il morbo della mafia.