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11 dicembre 1895: le disavventure coloniali in Eritrea Già nel 1893 Crispi, in un colloquio con Umberto I sulle condizioni del nostro paese, relazionava di un’Italia sull’orlo del fallimento, scontenta, dove il disordine imperava e la Camera non si riconosceva più. Bisognava ristabilire pace e fi ducia nelle istituzioni. Storia vecchia o nuova? Crispi a quel tempo guardava l’Africa, terra alla quale pareva legato il destino d’Italia, dove la Francia invece cercava in tutti i modi di scavare la tomba alla nostra politica d’espansione. L’avventura in Africa venne però messa in forte discussione dopo la sconfi tta di Amba Alagi. Nonostante l’opposizione però, la Camera riconfermò pienamente la fi ducia al Governo sulla politica coloniale che si pose su una via molto pericolosa, non più difensiva ma offensiva, che l’Italia non era in grado di sostenere neppure economicamente. Si arrivò così alla disastrosa battaglia di Adua, che costò dolorose perdite all’esercito italiano. Secondo le nostre valutazioni, di fronte ai fanti italiani, non si sarebbero trovati più di 30.00 abissini, demoralizzati e senza provviste. I fatti saranno ben diversi, a cominciare dalle mappe non corrispondenti alla realtà del terreno, ad un esercito molto ben armato da mercanti come il noto ai più come poeta, Arthur Rimbaud. Nel libro di Lussu, Un anno sull’altipiano, il colonnello dice: “Non si affi di alle carte, altrimenti non ritroverà più il suo reggimento. Creda a me, ho fatto tutta la campagna d’Africa. Ad Adua abbiamo perduto perché avevamo qualche carta. Perciò siamo andati a fi nire a ovest invece che a est. Qualcosa come se si attaccasse Venezia al posto di Verona”. La nostra ritirata fu una disfatta. La sconfi tta fu anche uno schiaffo morale: dimostrava che i bianchi non erano invincibili e divenne un simbolo della lotta al colonialismo. La prima notizia di Adua giunse al Governo il 1° marzo. Le dimostrazioni dell’opinione pubblica furono violente, le proteste contro il Governo si trasformarono in esplosioni di collera che costrinsero Crispi alle dimissioni. Il primo marzo in Etiopia è festa nazionale. Noi italiani forse abbiamo rimosso l’evento dalla memoria, ma se qualcuno ha perso, qualcun altro ha vinto e se ne ricorda ancora bene. Sempre che in guerra ci siano vinti e vincitori!