2 settembre 1911: il raid aereo Bologna-Rimini col “Carlino” È entusiastica la pagina del Carlino che racconta i preparativi del raid aereo. Il giornale, del resto, non ne è solo professionale testimone, ma l’ha, in prima persona, promosso. Vengono citate le molteplici adesioni, la nascita di comitati spontanei per l’organizzazione dell’evento dalle località che saranno sorvolate, l’offerta di premi da parte di magnati locali. Si seguono con apprensione le condizioni di salute di Manissero, vera e propria “star dell’aria”, sperando che possa partecipare all’evento. Gli aviatori decolleranno dall’ippodromo Zappoli di Bologna (per l’occasione trasformato in campo di aviazione) per raggiungere Venezia, ripartire alla volta di Rimini e, infi ne, far ritorno a Bologna: vincerà chi completerà nel minor tempo il circuito di 640 Km diviso in tre tappe. All’impresa, già di per sé spettacolare, si associa il primo esperimento di posta aerea per l’Italia (il primo in assoluto era stato realizzato in Inghilterra, l’anno precedente). Il raid aereo promosso dal Carlino è un bell’esempio della “febbre del volo” che esplose in Europa tra 1909 e 1911: si moltiplicarono raid (antecedente importante, organizzato dal francese “Le petit journal”, è stato il volo Parigi - Roma) e meeting aeronautici (come la “Grande riunione aviatoria” di Rimini, dell’estate 1911, che si era aggiunta agli altri ingredienti del salotto balneare fatto di personaggi in vista, belle donne, serate di prosa, opere ed operette, concerti, fuochi d’artifi cio, proiezioni cinematografi che, corse di cavalli, gare di biciclette e raduni di automobili). È il clima della Belle Époque, una società spensierata che non sembra occuparsi della guerra, anche se tra gli aviatori che prendono parte al raid ci sono, fuori concorso, cinque militari: i loro nomi si incontreranno, a breve, nelle colonne dedicate alla conquista della Libia, in cui si assisterà al primo utilizzo operativo delle forze aeree.