6 aprile 1912: la morte del Poeta romagnolo, edere di Carducci Giovanni Pascoli muore a Bologna, nella sua casa in via dell’Osservanza, a 56 anni. Da pochi anni aveva ottenuto la cattedra di letteratura italiana appartenuta al suo maestro Giosuè Carducci. La camera ardente viene aperta alle autorità ed ai cittadini per due giorni e i funerali sono celebrati in San Petronio. Il feretro viene poi traslato, secondo le volontà del poeta, a Castelvecchio di Barga. Ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, il ministro della pubblica istruzione Luigi Credaro, primo custode della presenza della poesia pascoliana nelle scuole italiane. Il giornalista del Carlino pone le colline bolognesi “odorose di primavera” a cornice del ferale evento. Ricorda la passione del poeta per Dante e per Virgilio “congiunti nel suo animo anche oltre la soglia tenebrosa dell’Ade”. Il cronista pone gli umili al centro della poetica pascoliana rimasti “nelle morbide penombre della storia e del mito”. Giovanni Pascoli, scrive, sarà sempre presente a Bologna, “quando davvero penseremo e scriveremo qualche cosa umanamente bella”!