29 ottobre 1922: dopo la “marcia su Roma” e l’attesa a Milano 29 ottobre 1922, l’Italia del dopoguerra sta attraversando un periodo di forte instabilità economica e politica. È In questo contesto, caratterizzato dalla debolezza delle istituzioni democratiche e messa in discussione dello Stato liberale, che si inserisce la Marcia su Roma. Il fascismo, vissuto fi no al 1921 spesso in forma minoritaria e marginale, si incunea nel vuoto di potere mediante la violenza e i pestaggi compiuti dalle squadre d’azione, troppo spesso tollerate dalle autorità locali. Così, quando le camicie nere entrano a Roma, è già tutto deciso: la marcia, nonostante le successive mitizzazioni, fu essenzialmente una parata, Mussolini ha già ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo e se ne arriva a Roma in treno da Milano. Nel giro di poche settimane imbavaglia la stampa; confi no e tribunale sono le uniche alternative per chi preferisce rimanere antifascista in Patria. I fascisti usano la marcia come arma di pressione e ricatto (strumenti sempre attuali!) sul governo: chi forse poteva fermarla non lo fece. Ma come nel ‘22 il pericolo per le istituzioni democratiche è sempre in agguato!