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2 e 3 giugno 1946: referendum: gli italiani tornano a votare Dopo la liberazione del territorio nazionale dall’occupazione nazifascista ad opera degli alleati, coadiuvati dalle formazioni partigiane, si passò ad un deciso cambiamento della situazione politica italiana. Da una parte liberali e democristiani, con l’appoggio delle forze alleate, si collocarono su posizioni più moderate nei confronti delle riforme sociali, dall’altra comunisti, socialisti ed azionisti si collocarono invece su posizioni ben più radicali. Inoltre una netta dicotomia si riscontrava nel paese: il Nord Italia, reduce dalla guerra antinazista, propendeva per una risoluta svolta politica, mentre il Sud, sotto il controllo degli alleati, non era spinto da un forte desiderio di rinnovamento. Vittorio Emanuele III appariva troppo compromesso con il fascismo, per questo abdicò in favore del fi glio Umberto II. Alcide De Gasperi e i moderati ricorsero alla decisione popolare: il 2 giugno 1946 gli Italiani, a suffragio universale, per la prima volta infatti furono ammesse anche le donne, furono chiamati a votare per il referendum istituzionale, ovvero per la scelta tra monarchia e repubblica, e per l’elezione dell’Assemblea costituente. La repubblica vinse, ottenendo quasi 13 milioni di voti, ma non si può non tenere conto del fatto che comunque, la monarchia ottenne quasi 11 milioni voti e che quindi molti italiani, soprattutto al Sud, erano schierati per la monarchia. Avvennero anche proteste per presunti brogli elettorali. Umberto II, dopo sole tre settimane di regno, lasciò l’Italia. L’Assemblea costituente, frmata da quindici partiti, iniziò i lavori di redazione della Carta costituzionale; la Dc ottenne la maggioranza relativa, seguita dal Psi e dal Pci.