14 luglio 1948: l’attentato al leader comunista Palmiro Togliatti “Hanno sparato a Togliatti”: la notizia dell’attentato scuote l’Italia intorpidita dal caldo e si diffonde a macchia d’olio per il paese. Il clima non è sereno: sono passati appena tre mesi dalle elezioni che hanno decretato la netta sconfitta del Fronte democratico popolare (che comprendeva il Partito comunista e il Partito socialista) sancendo la vittoria di De Gasperi e della Democrazia cristiana. Il gesto di Pallante, un esaltato studente anticomunista, sembra offrire al Pci una sorta di rivincita. La rabbia della sinistra si riversa nelle piazze in manifestazioni confuse, talvolta furiose, che percorrono l’Italia: operai e contadini in piazza, uno sciopero generale prima spontaneo poi ufficializzato, fabbriche occupate, sedi Dc devastate, violenze, scontri tra dimostranti e forze dell’ordine, assalti. Il clima è da guerra civile. Scelba parla alla Camera: il Governo non intende cedere alla piazza ed è in grado di controllare la situazione con Carabinieri, Polizia ed Esercito. I moniti di Togliatti a “stare calmi” e “non fare pazzie”, insieme alla risposta decisa del Governo, permettono alla situazione di rientrare, complice, forse, anche la notizia “bomba” che viene dalla Francia: Bartali ha trionfato a Briançon, sulle montagne del Tour e si porta alle spalle di Bobet, pronto per aggiudicarsi un’altra vittoria.