7 dicembre 1965: Giovanni Battista Montini continuò l’opera riformatrice di papa Roncalli 

Il 7 dicembre 1965 papa Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini, chiude il Concilio Vaticano II, aperto circa tre anni prima, esattamente l’11 ottobre 1962, da papa Giovanni XXIII. L’evento riveste un’importanza fondamentale per la Chiesa e per la società moderna, in quanto i temi trattati e le decisioni assunte in seno ai lavori del Concilio, fatti di incontri e discussioni fra vescovi e cardinali giunti a Roma da ogni parte del mondo, saranno sviluppati negli anni successivi fino a giungere a noi, che ne raccogliamo l’eredità. Quanto mai attuali, infatti, appaiono oggi i dibattiti sull’uomo, sulla libertà, religiosa e non, sul valore della vita umana, sui “legittimi e sacri diritti dovuti ad ogni uomo”. Quanto mai significativo, inoltre, l’ultimo atto del Concilio stesso: Paolo VI che, con grande semplicità, attraversa a piedi, senza sedia gestatoria, senza simboli di potere e ricchezza, una piazza San Pietro gremita di gente festante. Un’immagine, questa, che da sola riflette il senso del Vaticano II, la svolta che ha rappresentato per la Chiesa e per l’umanità. E proprio sulle tracce dell’apertura, del dialogo e della semplicità si colloca il pontificato di papa Francesco.