Sul mondo incombe sempre di più la minaccia del conflitto vietnamita e papa Paolo VI fa un appello ai potenti della terra, in particolare ai capi di Stato di Cina, America,Vietnam del Nord, del Sud e Russia, invitandoli a sviluppare “progetti di pace”, ma viene ignorato. Mentre “gli adulti” si limitano ad assistere impotenti, i giovani, soprattutto gli studenti, cominciano a manifestare contro la guerra del Vietnam; in Italia propongono sit-in paci ci, che sfociano solo raramente in violenza, mentre in Francia causano gravi incidenti. Dopo l’aggressione al Vietnam del Nord da parte dell’America, che attacca “dimenticandosi” di dichiarare guerra, la Francia si dissocia ed esprime la propria sim- patia al Vietnam del Nord. Anche in America le manifestazioni si susseguono, soprattutto a causa del nuovo sistema di reclutamento che prevede la partenza per il fronte degli studenti meno bravi, per preservare i migliori per il futuro dell’America, ammettendo di fatto che chi parte probabilmente non sarebbe tornato. Per la prima volta avviene una spaccatura tra i giovani, sempre più colti, che leggono, scrivono e manifestano il loro impegno sociale e i loro genitori. Un caso emblematico è quello di Don Milani che difende l’obiezione di coscienza ed è accusato di viltà e di apologia di reato, ma i giovani cattolici prendono forza da questo esempio e per la prima volta protestano contro le contraddizioni della Chiesa in relazione alla guerra del Vietnam. L’aria di cambiamento si avverte anche nelle piccole cose, fanno il loro esordio i nomi di persona di derivazione straniera e comunque non religiosa. La società sta cambiando, anche se ci vorranno anni prima che la classe politica se ne accorga.